Le stime di crescita del Paese, tagliate. Gli industriali, sul piede di guerra. E Marchionne che si prepara ad uscire dalla Confindustria. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, vede rosa e da Parma, all’inaugurazione del nuovo centro ricerche del colosso della farmaceutica Chiesi, parla di una “Italia capace di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto nonostante i catastrofisti e gli italiani antitaliani che vorrebbero descrivere un Paese in termini che per fortuna sono contraddetti dalla realtà dei fatti”.

L’arrivo del titolare delle Politiche sociali è accompagnato dalla lettera del numero uno di Fiat, Sergio Marchionne, che ufficializza l’uscita da Confindustria entro il 2012 ed il relativo sprofondo dei titoli dell’industria torinese a Piazza Affari. Ma, come detto, Sacconi ha altro per la testa “perchè la notizia di oggi – rileva il ministro – sono gli investimenti che Marchionne ha annunciato e sono cose che ci interessano di più, come in questo caso una Fiat molto più italiana”.

Investimenti che, dai progetti, potrebbero portare il gruppo torinese alla realizzazione di un nuovo motore e una nuova vettura per la grande distribuzione “da Mirafiori e Avellino” con l’auspicio di una ricomposizione delle “divergenze verso Confindustria su una linea sindacale chiara e di modernizzazione delle relazioni industriali per attrarre investimenti e occupazione”.

Secondo Sacconi, quindi, la lettera di Marchionne indirizzata ad Emma Marcegaglia non può essere interpretata come una bocciatura per l’articolo 8 della manovra in tema di lavoro, né del governo che lo ha varato “e ci vuole del pregiudizio per leggerla così”, visto che è proprio Marchionne “che lo intende applicare sino in fondo – ha osservato Sacconi – che sia fino in fondo fruibile, che ci sia una linea chiara dal sistema confindustriale. D’altronde è la Confindustria che ha chiesto l’articolo 8”.

Temi economici, ma anche argomenti politici sull’agenda del ministro, accompagnato per l’occasione dal suo collega alla Salute, Ferruccio Fazio. Se Sacconi, interpellato sul referendum, parla di una “discussione comprensibile su cui dovremo vedere”, il titolare del Lavoro glissa sul caso Parma e le recenti dimissioni del sindaco di rito civico-pidiellino dopo l’arresto di uomini a lui molto vicini.

È invece lo stesso Fazio a dirsi “dispiaciuto” per gli scandali legati alla città ducale dichiarandosi “molto vicino a questa realtà”. Un dispiacere non pervenuto, invece, per i malati di tumore di Palermo a cui, da quanto si apprende, non venivano dati i farmaci per combattere il cancro: “è una vicenda grave di cui si sta occupando la magistratura” taglia corto Fazio.

Pur di fronte alle critiche che,spesso, vengono rivolte al tessuto imprenditoriale italiano composto da molte aziende di famiglia e, quindi, dalle dimensioni contenute, “il capitalismo familiare funziona”, ha detto ancora il ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

Il capitalismo familiare funziona – ha osservato – va accompagnato nei momenti del passaggio generazionale, serve l’innesto di manager al fianco della famiglia” ma, ha ribadito il ministro, questo modello funziona. L’impresa familiare – ha concluso – anche quando fa ricerca lo fa con il rispetto della nostra tradizione.

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