Il racconto e le parole per questa città sono un modo per esorcizzare il proprio male. Una valvola di sfogo che le ha permesso di sopravvivere, affrontando i suoi eterni mali senza mai risolverli, in un circolo vizioso e perverso che l’ha assuefatta e resa schiava di se stessa. Forse anche perché, come ha notato Luigi Compagnone, spesso chi denuncia i mali di Napoli, si abbandona alla stessa disperazione finendo per contribuire a diventare complici dell’orrore. Il male permette alla città una vita di perenne emergenza. Non riesce o forse non vuole farne a meno. Napoli ingabbiata nei diversi stereotipi e luoghi comuni che puntualmente le vengono affibbiati, incapace di sottrarsi alla dilagante rassegnazione, vive del suo fatalismo. L’ex capitale è sopravvissuta alle violenze e alle umiliazioni dei fratelli del Nord, all’eterna ingiustizia della politica, alle offese della Lega, al tanto propagandato affossamento bassoliniano, ai miracoli di monnezza del premier e…

Ma se dovesse mai vincere Lettieri, si metterebbe a dura prova la tempra della città porosa.

Nel sentire le parole del ragazzo nel video, si capisce immediatamente quali siano i bisogni di un popolo e di un Sud che vive ancora in una profonda e irrisolta “questione meridionale”.

La marcia anticamorra è sicuramente un gesto importante ma ricordiamoci che a Napoli si dice: ‘e parole se porta ‘o viento…

NO alla camorra
No a Lettieri e Cosentino

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