Bill Clinton e Monica Lewinsky

Se il potere era “l’afrodisiaco supremo” per Henry Kissinger, la tentazione di rapporti clandestini è un ottimo surrogato per la classe politica. Il legame tra sesso e potere ha portato all’esplosione di scandali che hanno stroncato promettenti carriere o ridotto in manette alte cariche dello Stato, travolte da questioni di letto. Con conseguenze penali e personali da dibattere nelle aule di tribunale o tra le mura domestiche. Nella prima categoria, oltre a Silvio Berlusconi che dovrà rispondere di favoreggiamento della prostituzione, rientra anche il presidente del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss Kahn (Leggi l’articolo), arrestato a New York dopo avere tentato di stuprare una cameriera e che verrà processato per direttissima. La donna ha comunicato alle autorità con dovizia di particolari la tentata aggressione e rischia di mettere definitivamente ko la candidatura per i socialisti alle Presidenziali del 2012.

Problemi giudiziari anche per l’ottavo Presidente dello Stato di Israele Moshe Katsav che nel 2006 è stato accusato di stupro e violenza sessuale. In realtà, nonostante le accuse provenissero da una sola teste, le indagini hanno raccolto le dichiarazioni di altre quattro donne e Katsav, protetto dall’immunità garantita dalla carica, dopo aver rassegnato le dimissioni nel 2007 è stato condannato lo scorso marzo a sette anni per stupro e costretto a risarcire due delle sue vittime.

Anche Jacob Gedleyihlekisa Zuma, presidente del Sudafrica dal 2009, era stato accusato di violenza ai danni di una donna sieropositiva nel 2006. Ma dopo il processo è stato assolto, poiché erano entrambi consenzienti.

E alle sentenze, si aggiungono casi che se non sono approdati alle aule di tribunale, hanno ugualmente travolto i politici compromettendone la carriera e l’immagine pubblica.

La vicenda più celebre è stata quella di Bill Clinton e dei suoi rapporti orali con Monica Lewinsky, la stagista della Casa Bianca con cui aveva intrattenuto una relazione clandestina nel 1995. Già nel 1991, quando era governatore dell’Arkansas, l’ex presidente degli Stati Uniti si era dovuto difendere davanti ai giudici dalle accuse di stupro di Paula Jones e venne assolto. Nel caso Lewinsky, Clinton dichiarò di non avere avuto rapporti sessuali ma, a fronte della smentita fornita dalle prove, i repubblicani alla Camera iniziarono le pratiche per l’impeachment per farlo dimettere.  Nonostante la campagna mediatica e la vergogna pubblica della famiglia presidenziale, gli avversari non raggiunsero la maggioranza per rimuoverlo e Clinton si salvò.

Ma non finisce qui. Dopo il Monicagate infatti è stato il turno di John Edwards, candidato alle primarie, che ha dovuto rinunciare alla sua corsa a seguito della relazione con Rielle Hunter, filmmaker ingaggiata durante la campagna elettorale e dalla quale ha ammesso di avere avuto un bambino. A peggiorare la reputazione di Edwards, che nel 2010 confermò la paternità, era il tradimento della moglie Elizabeth, malata di cancro. La donna, a seguito del coming out extraconiugale del marito nel 2008, chiese la separazione e poi il divorzio e, nonostante sembrava avesse debellato la malattia, morì nel dicembre di due anni dopo.

Pubblico ludibrio senza manette anche per Eliot Spitzer, governatore dello Stato di New York. Eletto nel novembre 2006 con il 69 per cento delle preferenze, Spitzer ha rimesso il suo incarico il 12 marzo 2008, dopo la notizia dei suoi incontri con Ashley Dupré, prostituta d’alto bordo del Emperor’s Club VIP di New York. Ad avviare le indagini dell’FBI erano state transazioni di denaro sospette inizialmente associate a un giro di corruzione: in realtà, i 15mila dollari nel mirino erano i compensi per gli otto sexy incontri con alcune prostitute. Spitzer non aveva mai usato denaro pubblico per pagare le escort che erano tutte maggiorenni. Eppure decise di lasciare l’incarico per lealtà nei confronti dei suoi elettori e coerenza rispetto alla sua linea politica, visto che si era sempre battuto contro la prostituzione e il suo sfruttamento.

L’ultimo degli scandali tra le lenzuola, oltre i confini di Europa e America, ha coinvolto pochi giorni fa la Turchia, dove a meno di un mese dalle politiche Ihsan Barutcu e Bulent Didinmez, conservatori del Partito del Movimento Nazionalista, sono stati immortalati in alcuni video sexy diffusi online in compagnia di due studentesse. Loro sostengono che si tratti di un complotto ordito dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) tra le fila della maggioranza come era successo nel 2010 a Deniz Baykal, ex lexder del principale partito di opposizione CHP. Complotto o meno, i sex tape rischiano di spazzarli via con un colpo di spugna dalla prossima tornata elettorale.

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