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Monopattini in sharing: perché i dati di Legambiente Verona non mi convincono

L'associazione ha criticato la scelta del Comune di Verona di escludere i monopattini elettrici dal prossimo bando per lo sharing. La bassa incidentalità rivendicata è fondata? I miei dubbi
Monopattini in sharing: perché i dati di Legambiente Verona non mi convincono
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Da tempo circola in rete e su vari media la critica di Legambiente rivolta a quei Comuni che non hanno rinnovato le convenzioni per l’affitto dei monopattini in modalità sharing. In questi giorni anche Verona, dopo altre città italiane come Genova e Firenze ed europee quali Parigi e Madrid, ha fatto la stessa scelta. Obiettare è assolutamente lecito, come d’altra parte però lo è contro-dedurre le fonti e i dati che vengono citati da Legambiente Verona sui giornali locali a supporto dei monopattini ritenuti mezzi adatti all’inter-modalità, talché eliminarli significherebbe addirittura ridurre l’attrattività del trasporto pubblico.

Innanzitutto fondare dei giudizi su rilevazioni effettuate attraverso un progetto co-prodotto da un’azienda che offre monopattini in sharing, e per di più rivolto ai propri utenti (Legambiente-Dott), mi appare irricevibile sotto il profilo dell’etica e del metodo scientifico. E’ vero che tutto risulta trasparente, ma questo non significa che si tratti di una indagine indipendente e quindi ai miei occhi non può considerarsi neutrale e terza. Già questo target selezionato di utenti, ovviamente ben predisposti verso questo mezzo di trasporto, e quindi intrinsecamente portatori di bias (distorsioni attese dei risultati), nonché gli indicatori di generica soggettività utilizzati per registrare giudizi e gradimento, derubricano automaticamente questa rilevazione a semplice sondaggio di percezioni rivolto agli utenti di un servizio commerciale. Nulla di più. Non può di certo quindi essere citata come bibliografia a sostegno di una richiesta, piuttosto perentoria in verità, indirizzata ad un Comune che ha assunto un provvedimento all’insegna dell’interesse pubblico.

Uso un’iperbole, ma solo per meglio evidenziare la contraddizione. Cosa si direbbe se una rilevazione sui PFAS effettuata in collaborazione con un’azienda associata a Mitemi (la ditta che li produceva) pretendesse di fornire dati tranquillizzanti per la popolazione? Ma procediamo oltre per verificare la fondatezza della bassa incidentalità attribuita ai monopattini da Legambiente che si vorrebbero omologare alle bici per disponibilità di sharing.

Bisogna sapere che un rischio espresso dal rapporto tra un numeratore (numero di eventi, ad esempio incidenti, morti o ricoverati e contati tutti allo stesso modo) e un denominatore che esprime il “volume” da cui si generano gli eventi (ad esempio mezzi circolanti) deve essere appropriato, cioè deve valere allo stesso modo per tutti i mezzi circolanti che si mettono a confronto. Ipotizzando facilmente a priori che auto e moto percorrano molti più chilometri di un monopattino, sarebbe sbagliato mettere al numeratore gli incidenti occorsi a questi veicoli e al denominatore i mezzi circolanti per tipologia che li hanno rispettivamente prodotti. Il mezzo che fa meno strada apparirebbe quello più a rischio d’incidentalità, mentre potrebbe essere il contrario.

L’analogo errore che a mio avviso Legambiente compie quando costruisce la classifica delle città italiane più inquinate da polveri sottili sulla base del mero numero dei superi rispetto ad una presunta soglia di sicurezza, a prescindere cioè dalla loro concentrazione raggiunta, piuttosto che sul valore della media annua. E’ questa infatti che meglio rappresenta l’inquinamento specifico e che risulta correlata all’effettivo rischio sanitario come mostrano gli studi epidemiologici da cui traggono origine tutti gli indicatori OMS che giustappunto ignorano il numero dei superi.

Ritornando al punto, purtroppo tutte le statistiche nazionali, cui Legambiente si riferisce, non disponendo del numero di chilometri percorsi per ciascuna tipologia di mezzi, non possono produrre alcun indice di rischio, ma solo d’impatto per il welfare, cioè il numero assoluto di ricoveri, invalidità e decessi che richiedono assistenza e che certamente è maggiore per auto e moto. L’unico Ente indipendente in grado di produrre il denominatore corretto in termini di chilometri percorsi per tipologia di mezzo di trasporto, che consente quindi di stabilire gerarchie di rischio, è il non citato European Transport Safety Council (ETSC) che normalizza le modalità di raccolta degli eventi (polizia, ospedale, assicurazione ecc.) e la percorrenza dei mezzi in studio espressa sempre per milione di chilometri effettuati. Il rischio di incidente del monopattino risulta doppio rispetto alle bici. Non si può allora invocare il medesimo valore d’indice di rischio incidentale per esigere una pari disponibilità allo sharing.

I contesti nazionali possono tuttavia essere molto diversi tra loro, come pure il tipo di percorrenza, cioè urbana o extra-urbana, per cui vale la pena ragionare anche sulla comparazione strutturale tra monopattini e bici in termini di sicurezza intrinseca. Il monopattino ha una stabilità molto più bassa per posizione eretta del conducente, alto baricentro, sterzo corto, piccola dimensione delle ruote di gomma piena che lo rende più sensibile alle disconnessioni stradali, meno aderente al suolo, oltre ad una frenata più lunga ed anteriore con maggiore rischio di ribaltamento, senza considerare l’aggravante della velocità di accelerazione. Il tutto si traduce in un maggior rischio di trauma facciale e cranico.

La bici è quindi intrinsecamente più sicura sotto tutti i parametri meccanici, quindi in coerenza con il minor rischio incidentale accertato che ne rafforza la valenza. Ciò detto, perché mai un Comune non dovrebbe limitarsi al solo sharing per le e-bike, a fronte di un infinito numero di problemi che i monopattini in tanti anni hanno pesato sui centri urbani, ostacolando e mettendo a repentaglio la mobilità pedonale, soprattutto per anziani e disabili, nonché impegnando le già scarse risorse della polizia locale per sanzionarne le innumerevoli infrazioni? Ricordiamo quando inizialmente era consentito ai monopattini transitare e parcheggiare ovunque? Nessuno ha fiatato per troppo tempo. Considerando poi la più giovane età media dei conduttori di monopattino, una pedalata farebbe solo giusto bene alla loro salute.

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