“Berlusconi non diventerà mai presidente della Repubblica perché nel prossimo Parlamento, nonostante responsabili e disponibili di varia natura e nonostante qualsiasi legge elettorale vorrà inventarsi, non avrà la maggioranza, non controllerà il prossimo Parlamento”. Questa la previsione fatta dal presidente della Camera Gianfranco Fini sul futuro ‘inquilino’ del Quirinale al termine del mandato di Giorgio Napolitano. Secondo Fini, “il berlusconismo è in fase di superamento. Lui non vuole rassegnarsi – ha affermato partecipando alla registrazione di Potere, trasmissione condotta da Lucia Annunziata su Raitre – ma tutto ha un termine”.

Il berlusconismo sul viale del tramonto. “Il fenomeno Berlusconi è in via di superamento – ha detto Fini – perché credo che l’opinione pubblica abbia ben compreso che il miracolo italiano, e tutto ciò che ha rappresentato il sogno berlusconiano, si sia infranto contro la realtà”. Tanti italiani non si fidano più, ha aggiunto il presidente della Camera, “perché si sono resi conto che negli ultimi dieci anni per otto di questi a palazzo Chigi c’è stato un signore che si chiama Silvio Berlusconi. Messa così diventa difficile quindi dire che la colpa di ciò che non è stato fatto è sempre degli altri”.

Il consenso per il Terzo polo. Quanto al risultato elettorale del Terzo polo, Fini si è detto convinto di poter ottenere un certo consenso: “Il semplice fatto che il presidente Berlusconi non perda occasione per attaccare a testa bassa non soltanto me stesso – l’ho detto, è un’ossessione – ma anche il Terzo polo, è la dimostrazione della consapevolezza di Berlusconi sul fatto che avremo un consenso maggiore di quello che lui dice”. Consenso dovuto al fatto che il Terzo polo “raccoglie un sentimento che nella pubblica opinione c’è. E’ il sentimento di quella pubblica opinione che si è stancata di quel che Berlusconi chiamava teatrino” e di cui Berlusconi è diventato “uno dei personaggi centrali”.

Il patto con i magistrati? Una panzana. La scoperta tra un patto tra il presidente della Camera e i magistrati è “una panzana colossale”, ha sottolineato Gianfranco Fini durante la registrazione di ‘Potere’. Fini ha anche detto: “Io non ho astio, io rispondo e critico perché credo sia un diritto dovere di tutti proprio perché siamo in una democrazia”.

L’allergia ai contrappesi del premier. Berlusconi “è allergico a ogni contrappeso. Non conosce cosa significa un dibattito che si possa concludere all’interno del partito con un voto, con un contrasto, con una critica. E’ un uomo che uno spasmodico bisogno di essere amato”. Il presidente della Camera ha sottolineato che “inevitabilmente” Berlusconi “quando non riesce a riempire di fatti le tante promesse con cui raccoglie un enorme consenso, finisce per aver bisogno di un nemico. Finisce per vedere un nemico. Questo può essere il comunismo, la magistratura politicizzata, il giornalismo militante, oppure l’alleato infedele, fino al il complotto internazionale”.

L’assenza di dibattito interno nel Pdl. Fini si è detto convinto che “le leadership siano indispensabili”. Ma, per il presidente della Camera, “i leader anche quando sono carismatici convivono con delle regole. Io sono stato rimproverato per aver esercitato il mio potere all’interno di Alleanza Nazionale e ancor prima nell’Msi in modo autocratico. Però io ricordo a tutti che la grande differenza, rispetto al Pdl di Berlusconi, è che in An come nell’Msi come in tutti i partiti degni di tale nome, c’erano il leader ma quante riunioni interminabili, quante discussioni, quante correnti contrapposte, quanti momenti di sintesi, quanta fatica. Berlusconi ha riunito una sola volta la direzione nazionale del Pdl. In quella riunione il sottoscritto gli ha avanzato delle critiche. Questa è stata considerata una lesione non della leadership ma della sacralità della maestà. Da qui la grande capacità di mistificazione: io non me ne sono andato, io non ho fatto una scissione. Io sono stato dichiarato incompatibile con il partito che avevo contribuito a fondare in una riunione fatta in mia assenza”. Se questa è “una concezione democratica della leadership…”, ha chiosato Fini che poi ha aggiunto una battuta “però è il partito dell’amore…”.

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