“Sarà una rivoluzione contro le ecomafie”. Così il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha presentato alla stampa il sistema Sistri che traccia il percorso dei rifiuti e che, dopo varie proroghe, entrerà in funzione dal primo giugno 2011. Ogni automezzo che trasporta rifiuti sarà fornito di una chiavetta usb dove caricherà i dati di carico e scarico e di una black box di rilevamento della propria posizione, monitorata dai carabinieri del Noe (il nucleo operativo ecologico) nell’avveniristica sala di controllo installata presso la Selex (società del gruppo Finmeccanica) che si occupa del sistema di tracciamento. Ma il sistema di controllo del tracciamento potrebbe nascondere una falla. Il sistema infatti monitora le motrici dei camion ma non i rimorchi che potrebbero essere, in zone di assenza di segnale o con soste lungo il percorso, sostituiti. Il rimorchio iniziale con il carico dei rifiuti potrebbe seguire il circuito illegale, mentre quello sostitutivo con altro carico potrebbe essere agganciato alla motrice ufficiale che indisturbato seguirà il percorso senza allertare il sistema. Le 600 mila operazioni giornaliere monitorate dalla sala controllo potrebbero rendere difficile gli interventi in casi di sosta, di assenza di segnale, considerando gallerie, semafori, lavori in corso, traffico durante il percorso sulle strade. Resta, come specifica il Noe, l’obiezione della targa del veicolo in caso di sostituzione del rimorchio.

Il problema riguarda soprattutto gli impianti di trattamento privato, ma anche i depuratori, che al momento sono sprovvisti di sistema di controllo per la registrazione filmata delle targhe degli automezzi, non ci sono le telecamere insomma che, invece, sono installate presso le discariche. In assenza di videosorveglianza il sistema non sarà in grado di segnalare una eventuale targa differente sul rimorchio. E’ proprio presso gli impianti di trattamento privati, attraverso il girobolla, la falsificazione dei certificati, e con la complicità di colletti bianchi e trasportatori sono avvenuti, in questi anni, i traffici più remunerativi per le ecomafie con un fatturato annuo che supera i 20 miliardi di euro.

Il rifiuto viene ripulito solo sulla carta, ma non subisce nessun trattamento, prima di finire nei terreni, in mare o nei fiumi. Nulla vieta, inoltre, l’uso di una stessa targa anche se il problema resta il carico: subisce il trattamento previsto? Realmente viene smaltito regolarmente? Questi quesiti possono trovare risposta solo con verifiche sul campo e non certo seguendo un segnale su un monitor. La ministra sulla secretezza della procedura (ereditata dal precedente governo) di affidamento dell’appalto (c’è un ricorso al Tar delle ditte escluse) ha promesso un intervento in nome della trasparenza. Resta un ultimo problema: il sistema sanzionatorio. In attesa dell’entrata in vigore del Sistri, il vuoto normativo resta, nonostante le rassicurazioni del ministro. I magistrati che da sempre si sono occupati di ecomafia, come Gianfranco Amendola, procuratore capo della Repubblica di Civitavecchia, continuano a manifestare preoccupazione proprio per l’assenza di sanzioni.

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