La nuova pubblicità di Enel Green Power riesce a concentrare, in trenta secondi, la folle filosofia che sta dietro a questo assurdo modello di sviluppo, basato su tre pilastri fondamentali: crescita – esclusione – spreco.

I due signori che dall’alto di una mega pala eolica osservano con espressioni non proprio brillantissime un immenso “campo fotovoltaico” in fase di installazione, una centrale geotermica e una idroelettrica, sempre di grandi dimensioni, rappresentano meglio di ogni altra cosa la molla che spinge, anche nel settore delle energie rinnovabili, certi gruppi imprenditoriali e una certa (direi tutta) politica nazionale.

E’ il mantra del grande è meglio, della crescita infinita, mania dalla quale certi segretari di partito e amministratori delegati non riescono ancora a liberarsi.

Anche Legambiente ci è cascata (in realtà non mi stupisce affatto…), e con la “sua” Azzero Co2 sta contribuendo alla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico su 26 ettari di terreno agricolo (l’equivalente di 40 campi da calcio) a Cutrofiano (LE).

Perché poi alla fine succede sempre così, anche con una cosa giusta e sacrosanta come l’energia pulita: se a guidare e condizionare le scelte e il mercato è chi parte da una logica sbagliata trasformerà anche strumenti utili in pericoli concreti e progetti insensati.

In questo Paese non abbiamo più bisogno di grandi impianti e grandi centrali, seppure alimentati con energia prodotta da fonti rinnovabili, perché inevitabilmente questi impianti saranno gestiti da poche realtà, spesso multimanzionali estere, che succhieranno gran parte degli incentivi derivanti dal conto energia per i propri guadagni.

In Italia abbiamo invece bisogno di una colossale operazione di manutenzione energetica del patrimonio edilizio esistente, finalizzata al taglio degli sprechi, delle inefficienze e dei consumi. Quanti posti di lavoro (veri) in più ci sarebbero se davvero qualcuno ascoltasse questi suggerimenti? E quanta Co2 in meno eviteremmo di immettere in atmosfera?

Parallelamente, comune per comune, servono interventi concreti per consentire l’autoproduzione di energia per l’autoconsumo casa per casa: diffusa, capillare, controllata dai cittadini, pulita.

Molti comuni si sono organizzati mettendo in piedi, con la decisiva complicità delle comunità, gruppi di acquisto e allegati energetici ai regolamenti urbanistici edilizi che vanno proprio in questa direzione. L’unica effettivamente sostenibile, da percorrere.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Facciamo deragliare il treno del nucleare

prev
Articolo Successivo

Terzigno, il registro tumori esiste
Ma è parziale, non aggiornato e secretato

next