Giovanna Rizzi. Infermiera. Una donna sorridente alle spalle di un uomo, seduto in poltrona, attorniato da due ragazzi. E un post it: fa’ che questo momento non resti solo un ricordo. E’ la nuova campagna ministeriale per la sicurezza sul lavoro. Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Ora, nel giorno in cui il ministro Tremonti confessa che si può fare tranquillamente a meno della Legge 626, perchè non possiamo più permettercela, questa paginata sui giornali sembra una barzelletta. Ma questa non è materia mia. Quello che mi fa decisamente incazzare è leggere che, accanto al nome della sorridente Giovanna Rizzi, c’è il nome dell’uomo, Emiliano Rizzi. Il Marito. Al centro della foto e al centro del mondo.

Seduto comodamente in poltrona. Segue slogan: qualunque lavoro tu faccia, tornare a casa da chi ti ama è un diritto. Per gli uomini, per le donne forse. Non sapremo mai chi è Giovanna: il suo cognome è sparito. E’ diventata la signora Rizzi, Moglie di un capocantiere al centro della scena. Sguardo basso verso il Marito, un accenno di sorriso materno mentre la figlia mordicchia la guancia del padre. La figura della donna italiana. Moglie, Madre. Punto. Ah, no: anche infermiera. Non si sa mai: dovesse farsi male pure lei! Mi chiedo: come mai il ministro Carfagna, tanto attenta ai problemi di genere, non ha nulla da dire contro l’ennesima spersonalizzazione di noi donne e il nostro perenne inquadramento in un ruolo che ci portiamo addosso dall’inizio dei tempi? E come fa la Presidenza della Repubblica a garantire l’Alto Patronato per un insulto del genere? A meno che, è chiaro, non si tratti di un raro caso di omonimia tra due coniugi…

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Bersani ci ha scritto: ‘Tanto per esser chiari…’

next
Articolo Successivo

“Con questi dirigenti non vinceremo mai…”

next