“Fuori la mafia da San Cristoforo”. Non usa mezzi termini Claudio Fava, candidato alla presidenza della Regione Siciliana dei Mdp e Sinistra Italiana, che ha deciso di tenere un comizio nella piazza di San Cristoforo, la stessa utilizzata sabato scorso dal candidato forzista Riccardo Pellegrino.

A sostenere il figlio di Pippo, il giornalista assassinato da Cosa nostra proprio a Catania, molti giovani, militanti e attivisti che fanno parte delle associazioni e gruppi antimafia etnei, a partire dai volontari del Gapa, presidio di legalità nel quartiere nato per aiutare i meno fortunati. “Non è un quartiere esclusivamente della mafia – spiega un attivista presente -, ci sono tante persone per bene, oneste e tranquille, ma purtroppo sono succubi”.

In questa stessa piazza, ricca di lustrini, palloncini, magliette, sedie e un palco da star, Pellegrino aveva inviato un saluto all’amico d’infanzia Carmelo Girolamo Mazzei, incensurato e studente di teologia, figlio del boss Nuccio, patriarca del clan dei ‘Carcagnusi’. “Tra amici ci si possono scambiare abbracci e saluti, e che il fratello di un imputato e il figlio di un boss siano amici non è il problema, ma che i loro idoli debbano essere Santapaola, Mazzei, Cappello, questa è la cosa irricevibile”, spiega a ilfattoquotidiano.it Fava.

“Essere a San Cristoforo per Fava significa che la politica può e deve entrare nei quartieri popolari”, spiega un ragazzo. “Oggi questa è la piazza dei catanesi che si riconoscono in parole di dignità e che non possono essere di chiunque dica che la mafia non esiste”, aggiunga un’altra attivista. Quello di Fava è un incontro meno fastoso, più diretto e vicino alla gente. Ad ascoltarlo, però, ci sono solo un centinaio di persone: numeri di gran lunga inferiori in numero rispetto a quelli di sabato scorso. “La piazza vera è quella di Pellegrino – commenta un avvocato che si definisce ‘comunista’ -, quella era molto più piena di quanto si colmerà questa”. “Fino a quando si continuerà ad immaginare che questa terra sia obbligata a calare la testa, ad osservare rispetto e obbedienza ai capi di Cosa nostra, non ha senso qui parlare di politica”, conclude invece Fava.