Guerre, carestie, povertà: sono tanti i fattori che spingono decine di migliaia di persone a raggiungere l’Italia dalle coste dell’Africa (già oltre 100mila nel 2017). Il nostro Paese è da tempo il principale porto di arrivo per le rotte dei migranti nel Mediterraneo: secondo i dati del Viminale, da gennaio sono sbarcate 103.097 persone, in calo rispetto alle 130.620 dello stesso periodo del 2016. Parliamo di una cifra pari circa al 2% del totale degli stranieri residenti in Italia, che secondo l’Istat sono poco più di 5 milioni.

Il dato sugli sbarchi non rappresenta che una parte di chi emigra. A migliaia non raggiungono la meta, perché bloccate prima dei porti di Libia e Tunisia o perché vittime di naufragi. L’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) riporta che, nel 2017, 2.561 persone hanno perso la vita sui barconi di fortuna in viaggio verso l’Italia, un numero comunque in calo rispetto al record dello scorso anno, quando si registrarono 5.096 morti in mare, di cui ben 700 tra il 25 e il 28 maggio.

La diminuzione degli arrivi e delle tragedie nel Mediterraneo sono anche il risultato di un drastico cambiamento nella gestione dell’emergenza immigrazione da parte del governo italiano, a partire dal codice per le Ong. Gli accordi raggiunti tra il ministro degli Interni Marco Minniti e il governo libico di Fayez al-Sarraj hanno fatto sì che da luglio a settembre 2017 – cioè nei mesi in cui generalmente partono più barconi – siano arrivate in Italia “soltanto” 19.343 persone, contro le 61.821 del 2016. Quindi, tre mesi fa, l’invito alle Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo a sottoscrivere il codice di condotta che limita il loro raggio d’azione e prevede che, su richiesta delle autorità nazionali, le navi delle organizzazioni debbano ricevere a bordo ufficiali di polizia giudiziaria per “raccogliere informazioni e prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani”. Se da una parte gli accordi hanno limitato in modo considerevole gli sbarchi, dall’altra hanno aumentato il numero di persone rimaste bloccate in Libia: secondo alcune associazioni umanitarie sarebbero circa 15mila i migranti rinchiusi nei centri di detenzione libici, fermati nel tentativo di partire.

Tra i 103.097 arrivi di quest’anno, una percentuale considerevole è costituita da minori non accompagnati. Sono stati 13.418, più del 13% del totale, e per loro il Parlamento ha approvato da pochi mesi una legge che sancisce parità di trattamento rispetto a chi gode della cittadinanza italiana o è cittadino dell’Unione europea, disponendo anche che il respingimento alla frontiera non possa essere disposto in nessun caso.