Si era persino presentata all’ingresso del Senato, per rivolgersi personalmente a ciascuno dei parlamentari e chiedere che non ci fossero nuovi rinvii. Ma nonostante quest’ultimo tentativo di Mina Welby, neanche questa settimana il ddl sul Biotestamento arriverà all’esame dell’Aula. “Sono dispiaciuta, ma non sorpresa, dalla notizia della fumata nera“, commenta la presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sottolineando le tante promesse mancate. La presidente della commissione Sanità, Emilia Grazia De Biasi, spiega che si attende ancora “il parere della commissione Affari costituzionali” per poi iniziare l’esame del ddl e valutare se “andare direttamente in Aula senza dare mandato al relatore”. Tradotto in pratica, ancora un nuovo rallentamento verso l’approvazione della legge, promossa dalla Camera lo scorso aprile, che prevede l’istituzione delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e la possibilità di chiedere lo stop alla nutrizione e all’idratazione artificiale.

“Nonostante la presidente De Biasi, con la quale pure condividiamo il sostegno alla legge, avesse promesso che entro questa settimana avrebbe mandato il testo in Aula senza relatore, la riunione di oggi della Commissione Sanità ha invece tergiversato e deciso di proseguire un inutile esame in commissione, dove 3mila emendamenti sono stati presentati con il solo scopo di bloccare tutto”, spiega Mina Welby. “E’ un vero peccato – si legge in una nota – che l’impegno assunto da De Biasi sia stato per il momento disatteso. Certamente né io né Marco Cappato ci rassegniamo alla distruzione di anni di lavoro e di lotte“. Nessuna resa quindi, ma appuntamento “al XIV Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, dove decideremo le prossime iniziative anche di mobilitazione dei Comuni e delle Regioni per fare pressione sul Parlamento”.

Giovedì poteva essere un giorno decisivo per l’esame del ddl sul Biotestamento, con due possibili vie: l’avvio dell’esame dei circa 3mila emendamenti presentati o lo slittamento del provvedimento direttamente in Aula. La seconda opzione avrebbe accelerato i tempi, ma è stata scelta la prima. “La prossima settimana sarà quella clou per capire come si procederà”, ha annunciato De Biasi, confermando di fatto le incognite. “Oggi – ha spiegato – è arrivato l’atteso parere della commissione Bilancio, liberando così l’esame degli emendamenti: ora si inizierà a lavorare su questi. Attendiamo ancora, invece, il parere della commissione Affari costituzionali. Si tratta di pareri vincolanti che dobbiamo aspettare”. “La settimana prossima saremo pronti a votare”, è la nuova promessa, “e capiremo se sarà possibile terminare l’esame del ddl in commissione o se, invece, ciò risulterà impossibile”. In quest’ultimo caso, ha concluso, “il relatore si dimette e si invia il fascicolo alla conferenza dei capigruppo che potrà decidere di andare direttamente in Aula senza dare mandato al relatore”.

Un iter che si preannuncia lungo e complicato, nonostante già mercoledì Mina Welby avesse sottolineato come “non abbiamo tempo per aspettare ancora, in particolare non hanno tempo le persone malate o anziane”. Il ddl prevede che per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili e ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari. L’articolo 3, cuore della legge, prevede che “ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso le Dat, esprimere le proprie convinzioni nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali“.

Una legge sul fine vita è attesa in Italia da più di dieci anni, ovvero dalla morte di Piergiorgio Welby e poi di Eluana Englaro, ma non è mai stata tra le priorità degli ultimi governi. Il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo che il 40enne Fabiano Antoniani è stato costretto ad andare in Svizzera per chiedere il suicido assistito. Era il 27 febbraio, l’Italia si svegliava indignata di fronte alla storia di Dj Fabo e il mondo della politica faceva a gara per arrivare per primo al microfono e chiedere “subito una legge” perché “bisogna fare presto”. Sono passati quasi sette mesi e la legge sul Biotestamento è ancora ferma al Senato.