Non risponde al giudice e, secondo il suo avvocato, “è molto pentito” perché “si è trattato di un momento di ira”. Ma la procura la vede in modo molto diverso e gli contesta l’omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. I pm sono convinti, quindi, che il fidanzato 17enne di Noemi Durini abbia pianificato e studiato l’omicidio della giovane di Specchia, in provincia di Lecce. E intanto il suo legale preannuncia già che verrà chiesta una perizia per comprendere la capacità d’intendere e di volere del giovane nella notte del 3 settembre, quando avrebbe ucciso la sua fidanzata, il cui corpo è stato ritrovato solo undici giorni dopo sepolto sotto una catasta di pietre in un uliveto.

Pm: “Premeditò l’assassinio” – La ricostruzione dei pm smonta le tesi contrapposte dei genitori dei due fidanzati che negli scorsi giorni si sono scontrati in televisione proponendo due versioni dei fatti che non trovano alcun riscontro nelle indagini. Nel decreto di fermo si legge che il ragazzo di Alessano, chiuso in una struttura protetta dalla notte tra mercoledì e giovedì dopo la confessione resa ai carabinieri, “cagionava la morte di Noemi prelevandola alle 4.51 dalla sua abitazione con la Fiat 500 di proprietà della sua famiglia e conducendola in aperta campagna colpendola con l’uso di corpi contundenti; con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti o futili e di aver agito con crudeltà”. C’è tutta la ricostruzione degli spostamenti dei due dal momento in cui si sono incontrati all’omicidio confessato dal 17enne. Una versione che il ragazzo ha deciso di raccontare dopo essere stato “trovato in lacrime” a Lucugnano dai carabinieri e “affermava che era sua intenzione portarsi presso il comando, rappresentando il continuo stato di agitazione in cui viveva dal giorno della scomparsa di Noemi”. Una volta in caserma, il minorenne ha parlato di uno “stato di malessere in cui vivevano lui è la sua famiglia” e poi ha ricostruito quel che sarebbe successo. Nel decreto di fermo non si fa però cenno né al fatto che fosse stata Noemi a chiedere di uccidere i suoi genitori né che sia stata la ragazza a portare il coltello con cui poi sarebbe stato compiuto l’omicidio.

L’omicidio – Una volta prelevata Noemi da casa, dunque, i due sono passati per Alessano, poi sono andati a Novaglie e hanno percorso la litoranea fino a Santa Maria di Leuca. Da qui, scrive il pm, il reo confesso “dichiarava di essersi immesso lungo uno strada che lo conduceva verso il centro abitato di Castrignano del Capo ma prima di arrivarvi, svoltava a sinistra lungo una strada sterrata”. Lì ha parcheggiato e “con la scusa che si sarebbero fumati una sigaretta” scendeva dall’auto insieme a Noemi con la quale si addentrava in un uliveto “dove poi, approfittando di un momento propizio”, l’avrebbe uccisa. Nel decreto si afferma che il ragazzo ha confessato di aver ucciso Noemi “colpendola con un coltello al collo” e, dopo averla spinta a terra, di aver continuato “a colpirla con delle pietre alla testa”. Infine, si legge ancora, “si allontanava dal luogo dei fatti repentinamente con la propria autovettura disfacendosi del manico del coltello avvolto nella propria maglietta in un luogo che non ha saputo indicare”. Nessun ruolo, quindi, secondo il ragazzo, avrebbe avuto suo padre – indagato per occultamento di cadavere – come sosteneva venerdì il papà di Noemi.

Il legale: “Perizia psichiatrica” – Dopo aver accompagnato il ragazzo davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia,  il suo legale ha spiegato che “il ragazzo è molto pentito e segnato perché si è trattato, secondo la sua ricostruzione, di un momento di ira in cui ha reagito in quel modo”. L’avvocato ha confermato che il collegio difensivo chiederà una perizia per valutare la capacità di intendere e di volere del giovane al momento dell’omicidio. “Certamente è un momento difficile per lui, è molto segnato, non sta bene e quindi ha bisogno di essere curato. Noi ci siamo opposti alla convalida del fermo perché non ci sono i presupposti, non c’è il pericolo di fuga – ha spiegato l’avvocato Luigi Rella – Però la situazione è sicuramente grave e va valutata. Il ragazzo deve essere soprattutto, in questo momento, curato. Bisogna capire anche se al momento del fatto vi era la piena capacità di intendere e di volere”.