Il tentativo di investimento prima delle coltellate alla gola, disposta l’autopsia su Loredana Ferrara. In carcere l’ex compagno Silvio Gambetta
Un tentativo di investimento, poi l’aggressione con un coltello. È questa una delle ipotesi su cui si concentrano gli inquirenti per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Loredana Ferrara, 53 anni, uccisa nel tardo pomeriggio di lunedì a Vignale Monferrato, nell’Alessandrino. Per il femminicidio è stato arrestato l’ex compagno, Silvio Gambetta, 57 anni, ora in carcere a Vercelli.
Secondo una prima ricostruzione investigativa, ancora al vaglio della Procura, l’uomo potrebbe aver cercato di investire la donna mentre era alla guida di un pick-up, imboccando la salita di piazza Italia. Un primo tentativo violento che, se confermato, delineerebbe una dinamica di aggressione già avviata. Subito dopo, l’azione si sarebbe spostata in via Manzoni, dove Ferrara è stata colpita con un’arma da taglio, raggiunta alla gola. Gambetta è stato fermato dai carabinieri poco dopo, nelle vicinanze del luogo del delitto. L’arresto è stato eseguito in tempi rapidi, mentre la Procura mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi dell’indagine, ancora in corso per chiarire movente ed esatta sequenza dei fatti.
Sul corpo della vittima sarà eseguita l’autopsia, mentre proseguono gli accertamenti tecnici e medico-legali sui rilievi raccolti nell’immediatezza. Passaggi fondamentali per confermare o smentire le ipotesi investigative e definire con precisione la dinamica del femminicidio. Il contesto personale aggiunge ulteriori elementi. La coppia si era separata lo scorso inverno. Secondo quanto emerso, la donna aveva confidato ad amici e conoscenti di vivere una situazione complessa, anche se non risultano denunce pregresse né segnalazioni riconducibili al cosiddetto “codice rosso”. La vicenda non era conosciuta neppure dal centro antiviolenza me.dea di Alessandria.
Dopo la fine della relazione, Ferrara aveva lasciato Vignale Monferrato, trasferendosi prima a Frassinello e poi a Camagna, sempre nel territorio del Monferrato. La figlia maggiorenne, nata da una precedente relazione, vive in Veneto con il padre. Intanto, il femminicidio ha suscitato una forte reazione da parte delle associazioni del territorio.
La Casa delle Donne Tfq e il Centro antiviolenza Marielle Franco di Alessandria sottolineano come il caso di Loredana Ferrara non rappresenti un episodio isolato, ma l’ennesima espressione di una violenza sistemica. Le attiviste evidenziano in particolare come l’assenza di denunce non equivalga all’assenza di violenza, richiamando l’attenzione sulla necessità di intervenire prima che situazioni di disagio e controllo degenerino in tragedie. “Loredana Ferrara non è un caso. È l’ultima vittima della violenza sistematica contro le donne. Queste notizie non ci lasciano sgomente. Non perché non ci colpiscano – proseguono -, ma perché sappiamo esattamente da dove arrivano. Sono il prodotto di un sistema basato sul controllo delle donne, della loro libertà, della loro possibilità di scegliere e di autodeterminarsi. Un sistema che porta un uomo a pensare di poter interrompere la vita di una donna perché lei ha deciso di viverla senza di lui”.
Le attiviste rimarcano come negli articoli sul femminicidio di Loredana si scriva: “‘Non risultano denunce. Non c’erano segnalazioni riconducibili al Codice Rosso. Quasi a voler chiarire: ‘La violenza esiste solo quando entra in un fascicolo e non c’erano elementi per intervenire prima. Il punto però è che siamo arrivate tutte troppo tardi. Non siamo arrivate quando Loredana aveva paura. Quando Zoe, nella vicina Nizza, è stata uccisa per aver detto no (il riferimento è a Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni a Nizza Monferrato, sempre nell’Alessandrino, a inizio febbraio, ndr). Non siamo arrivate prima, quando la violenza si costruiva, cresceva, si normalizzava. La verità è che la violenza di genere è evitabile, ma solo se si smette di negarla, di ridurla a fatto privato, di raccontarla come eccezione. Serve assumersi una responsabilità collettiva”.