A quattro anni dalla proposta e a tre mesi dal via libera alla Camera, la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche ancora non c’è. E’ un fantasma e forse tale rimarrà, fino alla fine della legislatura. Il countdown ufficiale è ripartito il 28 luglio, quando viene pubblicata in Gazzetta la legge che la istituisce. Forza Italia, Scelta Civica e i 5 Stelle, che vogliono farla partire subito, prima della pausa estiva si sono precipitate a indicare i propri candidati ai presidenti del Parlamento, che poi sceglieranno i 40 componenti. Non così il Partito Democratico che – a fronte di un nuovo impegno assunto dal capogruppo Zanda parlandone al fattoquotidiano.it – ancora oggi non ha depositato la propria lista, tirandosi dietro l’accusa di fare melina e di voler ostacolare l’organismo che doveva far luce sulla gestione degli istituti in crisi che hanno richiesto l’intervento pubblico, come Mps e le due venete, ma anche su quelle finite in risoluzione come Banca Marche, Carife e Carichieti e Banca Etruria. E magari sulle presunte pressioni esercitate dal padre della Boschi su Unicredit per salvare quest’ultima. Insomma, su un pezzo di storia italiana che chiama in causa tanti correntisti e incrocia pure molta politica.

“I nomi dei componenti Pd li avremo la prossima settimana. Sia per la Camera che per il Senato”, assicura  il capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda, rispondendo così alla polemica sul ritardo nella lista. Come Ettore Rosato per la Camera, Zanda ha raccolto le candidature e sta valutando i profili da sottoporre nei prossimi giorni a Grasso e Boldrini. Ma di giorni non ce ne sono più, in generale. La Commissione, secondo la legge istitutiva, ha come obiettivo minimo quello di produrre una relazione sull’attività svolta a sei mesi. La legislatura però finisce prima, a febbraio 2018. E quindi non c’è neppure il tempo materiale per questo. Anche perché le prime convocazioni, possibili solo quando saranno formalizzati i 40 componenti, saranno dedicate alla nomina del presidente (scontato che sarà indicato dal Pd), di due vice e due segretari, quindi alla stesura del regolamento per il funzionamento interno.

Che la Commissione nasca morta, del resto, è il segreto di Pulcinella: tutti sanno che non riuscirà ad arrivare a nessuna conclusione e che quello che conta, politicamente parlando e in chiave elettorale, sarà solo la lista delle persone da ascoltare. Con la vera battaglia tra chi spinge per mettere sotto pressione Bankitalia, con l’audizione di Ignazio Visco, come i renziani, e chi vuole mettere sulla graticola Maria Elena Boschi, con l’audizione dell’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni. Il tutto reso appetitoso dagli ampi poteri d’indagine della commissione cui non potrà essere opposto segreto d’ufficio né professionale o bancario, che potrà ottenere copie di atti o documenti relativi a procedimenti e in chieste in corso, che potrà avvalersi anche di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria.

Per Cinque Stelle e Forza Italia, del resto, la melina del Pd è già argomento di battaglia. I loro nomi sono lì da un pezzo, aspettano solo quelli dei dem. Per Forza Italia sono Renato Brunetta, Sandra Savino, Antonio D’Alì e Remigio Ceroni, per il M5S Alessio Villarosa, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Carlo Martelli e Gianni Girotto e per Sc-Ala Enrico Zanetti e Marco Pagnoncelli. Il deputato M5s Alessio Villarosa attacca: “Se non indicano i nomi non si può convocare la prima seduta. La verità è che non la vogliono”. Il ritardo del Pd sarebbe dovuto al fatto che non vogliono affrontare alcune tematiche di cui dovrebbe occuparsi la commissione. “Vorremmo venire a conoscenza delle numerose lettere secretate che Bankitalia invia sulle banche. Poi c’è la questione Boschi-Ghizzoni tirata fuori da de Bortoli. Abbiamo chiesto un incontro con Ghizzoni e de Bortoli, ci hanno detto che l’avremmo fatto in Commissione. Ghizzoni non ha mai smentito quanto scritto da de Bortoli, la Boschi ha detto che voleva querelare de Bortoli e non l’ha fatto. Non solo il Pd non vuole questa Commissione, penso che non la vogliano anche altri parti”.

E la risposta arriva ancora dal capogruppo al Senato dei dem Zanda, che al fattoquotidiano.it dice: “Se la Commissione si occuperà seriamente del sistema bancario italiano e del risparmio degli italiani, e se non verrà trasformata in un luogo di rissa pre-elettorale, si potranno avere risultati anche se manca poco tempo”. Molti se, dunque. E la guerra, finita quella per i nomi dei componenti, si sposterà su quelli da sentire. Ma visto il tempo rimasto, è evidente a tutti che questa commissione al massimo servirà a regalare al pubblico, al costo di poco meno di 200mila euro, qualche chicca che imbarazzi questo o quel partito.