Un paradiso di sabbia, palme e acqua cristallina fatto a pezzi. Intere isole rase al suolo, devastate, quasi cancellate. L’uragano Irma – che i meteorologi definiscono “il più catastrofico di sempre” – con i suoi venti record che soffiano a 300 chilometri orari si è abbattuto sui Caraibi e le popolazioni locali parlano senza mezzi termini di Apocalisse.
L’occhio del ciclone visto dall’alto dei satelliti appare mostruoso, anche ad occhi inesperti. E mostruose sono le conseguenze del suo passaggio. Il 95% di Barbuda è ridotto a un cumulo di macerie. Stessa sorte per St. Martin e St. Barts, perle incastonate nel mar caraibico. A Porto Rico l’emergenza è totale, mancano acqua e luce e migliaia di abitanti sono rimasti senza un tetto. Sono dieci morti, tra cui un bimbo di due anni, e 150mila persone in fuga dall’uragano Irma. La tempesta, che preoccupa Trump e non solo, dora punta sugli Stati Uniti.

In Florida è stata ordinata l’evacuazione di Miami Beach e di altre località costiere nell’area, dato l’avvicinarsi di Irma al Sunshine State. Il sindaco della contea di Miami-Dade in Florida, Carlos Gimenez, ha emesso un ordine di evacuazione per circa 150mila persone. A riportarlo è il Miami Herald, che spiega di come si tratti dell’evacuazione che coinvolge più persone dall’uragano Wilma del 2005. Ieri residenti e turisti hanno cominciato a spostarsi. Secondo il Centro nazionale uragani, Irma dovrebbe raggiungere la Florida sabato o domenica, ma è probabile che scenda a categoria quattro prima di colpire gli Usa.

“La contea di Miami deve prepararsi al peggio, ad alluvioni e a venti in grado di minacciare la vita di molte persone” ha detto il governatore della Florida, Rick Scott. “Stiamo cercando di rifornire il più possibile le pompe di benzina per permettere a tutta la gente che dovrà evacuare di poterlo fare. E abbiamo bisogno di almeno 17mila volontari”.

“A Miami autostrade intasate, difficile fare benzina”
“Le autostrade sono intasate, tutti scappano a nord, verso il Texas o verso la Georgia. Ci sono molte auto ferme ai bordi della carreggiata perché manca la benzina, anche in autostrada” raccontano all’Ansa Margot Charbonnier e Elena Marcoz in vacanza a Miami. “Eravamo a Surfside, a poca distanza da Miami Beach, e ieri ci hanno detto che il condominio dove eravamo alloggiate doveva essere evacuato. Ci siamo subito dirette all’aeroporto – raccontano – ma non c’erano voli. Così abbiamo noleggiato un’auto. I supermercati sono presi d’assalto, non è facile trovare acqua e altri beni di prima necessità. Abbiamo fatto rifornimento e siamo partite verso nord”. Elena e Margot raccontano di un “viaggio difficile”, sette ore per fare 150 chilometri, su un’autostrada flagellata dalla tempesta e con il traffico congestionato. “Pioveva a dirotto, la strada era mezza allagata. Si procedeva lentamente. Ai distributori c’erano lunghe code perché la benzina era finita, alcune auto sono rimaste ferme in mezzo alla strada senza carburante”, aggiungono. Le due valdostane sono arrivate a Vero Beach e, dopo aver fatto benzina (“Ci siamo alzate alle 3.30 di notte per cercare un distributore che fosse stato rifornito”), sono in viaggio verso Orlando.

Trump: “Venti di una forza mai vista prima”
“Siamo di fronte a venti di una forza mai vista – ha detto  Donald Trump dopo aver ricevuto l’ennesimo briefing sulla situazione – Gli Stati Uniti sono preparati al massimo ad affrontare questa emergenza”. Massima allerta anche a Mar-a-Lago la cosiddetta Casa Bianca d’inverno. Ma il super residence di Mar-a-Lago non è l’unico possedimento del tycoon nel sud della Florida. Ci sono anche le lussuose torri di Trump Grande e il Trump International Beach Resort a Sunny Isles, tra Fort Lauderdale e Miami Beach. E poi il Trump International Golf Club di Jupiter, a nord di Palm Beach, e il Trump National Doral, altro mega-resort a Miami. È stata ordinata l’evacuazione di Savannah (Georgia) e anche il North Carolina è in stato di emergenza, dove la tempesta dovrebbe arrivare la prossima settimana. Seppure i venti dovrebbero per allora essersi indeboliti non si escludono danni elevati.

Per le Nazioni Unite sono 37 milioni le persone coinvolte dal passaggio dell’uragano. Mentre ce ne sono altri due che si sono già formati nell’Atlantico e che si stanno sempre più rafforzando: José, anche lui diretto verso i Caraibi, e Katia, in quel Golfo del Messico già spazzato le scorse settimane dalla furia di Harvey.

La situazione a Saint Martin – Il prefetto di Guadalupe, Eric Maire, ha precisato che gli 8 morti – e ci sono anche 21 feriti – rappresentano al momento un bilancio provvisorio considerate le difficoltà di comunicazione con i territori di Saint Martin e Saint-Barthélemy. Saint Martin è completamente isolata, a causa dei danni a porto e aeroporto. Anche a Saint-Barthélemy l’aeroporto è inagibile. Prima della notte il bilancio era di due morti, dei quali aveva parlato ieri sera la ministra francese per i Territori d’oltremare Annick Girardin, che è poi partita da Parigi per Saint Martin. Sull’isola il 95% delle strutture sarebbe andata distrutta.

Puerto Rico e Barbuda – In black out si trova anche gran parte di Puerto Rico e tutte le autorità stanno lottando per avere aiuto. Il primo ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, ha parlato di “totale carneficina” e ha annunciato alla BBC Radio Four che chiederà l’intervento della comunità internazionale. Quasi tutti gli edifici sono danneggiati, ha spiegato Browne, aggiungendo che oltre la metà della popolazione è rimasta senza casa. Browne ha anche aggiunto che un bimbo di due anni è rimasto ucciso mentre la famiglia tentava di fuggire da uno degli edifici danneggiati durante l’uragano.

Gli aiuti – Un centro logistico verrà installato a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, per coordinare l’invio di mezzi umani e materiali verso le aree colpite. La ministra per i Territori d’oltremare Girardin è arrivata sul posto questa mattina insieme a 170 uomini della sicurezza civile, una squadra di pompieri dell’Ile de France e volontari della Croce Rossa.

L’intervento di Trump – Una prima risposta alle richieste di aiuto che arrivano dalle isole caraibiche potrebbe giungere dagli Stati Uniti, ancora alle prese con il conteggio dei danni per l’uragano Harvey e ora preoccupati dall’arrivo imminente sul suolo americano di Irma. Nelle scorse ore il presidente Donald Trump ha avuto dei colloqui con il governatore di Puerto Rico, Ricardo Rosello, con quello della Florida, Rick Scott, dove l’uragano è atteso nelle prossime ore ed è iniziato il piano di evacuazione, oltre che con quello delle Isole Vergini americane Kenneth Mapp. Tutti sono stati rassicurati circa l’impegno americano per affrontare l’emergenza.