di Robert Criollo*

Mentre scrivo queste righe, dall’altra parte del mondo, nella mia città natale agonizza quella che una volta è stata una democrazia esemplare per il Sudamerica. Sto parlando di Caracas, dove si è appena insediata la nuova Assemblea Costituente. La nostra democrazia agonizza non solo tra gli applausi di alcuni complici, ma davanti agli occhi di tutto il mondo, senza che nessuno le dia una mano.

La situazione che si vive oggi in Venezuela è molto drammatica. Probabilmente più grave di quello che in Europa si possa immaginare, decisamente più grave del modo in cui i giornali italiani riescano a descriverlo. Da anni, infatti, risulta sempre più difficile che le notizie sulla situazione reale del Paese vengano trasmesse all’esterno e il mezzo più efficace e oggettivo per informarsi sono i social media. Pochi sono i siti d’informazione che resistono, come Caraota Digital o VIVOplay e pochissimi giornalisti che riescono ancora a fare informazione tramite i loro canali, come Luis Olavarrieta o Caterina Valentino.

Questo principalmente per due motivi. Primo, in Venezuela quasi tutti i media privati (anche quelli stranieri) subiscono le pressioni del governo e quindi scelgono l’autocensura come mezzo di sopravvivenza. Secondo, il governo venezuelano ha un enorme ingranaggio per la pubblicità statale.

Con questo sistema, il governo di Maduro tenta di “vendere” la situazione attuale del Paese come un conflitto ideologico tra capitalismo e socialismo, una guerra civile tra poveri e ricchi, o una guerra economica sostenuta da potenze estere per avere accesso alle nostre abbondanti risorse naturali. Niente è più lontano della realtà dei fatti. La causa delle numerose proteste in atto da mesi in Venezuela è la disperazione di una nazione che tutti i giorni deve sopravvivere a una profonda crisi politica, economica e sociale.

Una crisi causata dalle pessime politiche dei governanti che hanno sperperato i proventi del petrolio più alti della storia del paese e che fin dall’inizio delle manifestazioni hanno dimostrato di essere disposti a fare qualsiasi cosa più per non perdere il potere e i suoi privilegi, che per risolvere i tanti problemi, oggi molto gravi, dei cittadini.

E’ molto importante, quindi, chiarire che in Venezuela non c’è una guerra civile né una guerra economica. In Venezuela è in corso una guerra voluta dal governo e dai suoi gruppi paramilitari (chiamati colectivos) contro i civili. Oggi, i venezuelani sfidano il potere e chiedono un rimedio alla grave scarsità di alimenti e medicine, chiedono una soluzione all’inflazione più alta al mondo, che ha ridotto gli stipendi a spiccioli, agli elevati indici di criminalità e impunità. Infine, i venezuelani chiedono che torni il rispetto delle leggi, dei diritti fondamentali e della convivenza democratica.

È un dramma anche per chi come me abita all’estero. Fa male vedere migliaia di giovani della mia età, tra i quali potrei esserci anch’io, scendere in strada ogni giorno per manifestare contro il governo, per dar voce allo scontento popolare di una nazione intera. Sono giovani coraggiosi, consapevoli che ogni volta che escono potrebbero non tornare e finire nell’elenco dei caduti nelle proteste. Eppure non si fermano, convinti che “la lotta dei pochi vale per il futuro di molti“.

Dall’Italia non è facile assistere per me a tutto questo, affrontare le giornate sapendo che amici e parenti faticano ogni singolo giorno anche solo per procurarsi cibo, medicine, assistenza medica e beni di prima necessità, che rischiano la vita solo mettendo piede fuori dalla porta di casa e che i loro problemi non possono essere risolti con i soldi (che puoi mandare loro), perché risulta molto difficile trovare le cose, oltre che comprarle. Sono principalmente due i canali utili a reperire i medicinali: Servicio Público Vzla AyudaMedicinasV e sono raggiungibili per lo più tramite Twitter. 

No olvides: Al momento de una solicitud, recuerda indicar lo que sale reflejado en la imagen ✨ ツ pic.twitter.com/pvql3fJwlh

Queste interminabili difficoltà si presentano in tutti gli strati socioeconomici. Ma nelle zone più povere, come nel quartiere da cui provengo e in cui sono cresciuto, i problemi si accentuano. Decisamente. Ogni volta che sento parenti o amici in Venezuela, mi raccontano le loro disavventure per reperire beni banali: un pacco di farina o un deodorante intimo. Di solito queste piccole operazioni di routine implicano girare tutta la città, fare file chilometriche davanti a supermercati o piccoli negozi, con la speranza di poter comprare quello che gli serve per il semplice fatto che qualcuno ha detto che in quel locale “è arrivata qualcosa”.

Alcuni cercano di sdrammatizzare il fatto di non poter mangiare abbastanza, facendo battute sulla necessità di perdere peso. Altri non possono nascondere la disperazione e ogni telefonata o conversazione diventa una sessione di sfogo della loro frustrazione e preoccupazione per una crisi che sembra sempre peggiorare, senza mai avere fine. Inoltre, è diventato normale trovare ogni giorno sui social decine di post di persone che chiedono aiuto per trovare un farmaco specifico o che propongono scambi di farmaci per poter risolvere problemi di salute dei sui cari, perché nelle farmacie e ospedali non c’è niente.

A tutto questo, il governo ha risposto unicamente negando l’esistenza di una forte crisi, reprimendo senza misura le manifestazioni e portando avanti il progetto di un’Assemblea Costituente come soluzione definitiva a tutti i problemi del paese. Ma per una popolazione delusa da un governo che anni fa si definiva “umanista e democratico”, rappresenta solo un altro metodo per silenziare le voci di reclamo dei cittadini ed eliminare le competenze delle istituzioni critiche al governo come il Parlamento e la Procura, concentrando tutto il potere sul partito di governo.

L’ambiente elettorale delle votazioni per la Costituente non è stato quello di un normale processo di voto in Venezuela. A differenza di altre occasioni, oltre a quelli sono stati costretti ad andare a votare sotto minaccia di perdere il loro posto di lavoro nelle istituzioni pubbliche. In tanti, amici e parenti, hanno deciso non assistere per non autorizzare una campagna elettorale a cui prendevano parte solo candidati fedeli al partito di governo, che non forniscono alcuna risposta alle loro richieste.

La Costituente non solo sancisce il definitivo consolidamento di un sistema di governo autoritario, che ha violentato sistematicamente la Costituzione in vigore, che non ascolta le esigenze dei suoi cittadini, ma rappresenta per tanti l’ultimo passo verso l’abisso del crollo economico e sociale.

*Ingegnere chimico nato e cresciuto a Caracas, si è trasferito in Italia quattro anni fa