Il regime lo chiama “attacco terroristico“. Chi ha annunciato l’assalto a una base militare a Valencia ha parlato  invece di sollevazione per “ristabilire l’ordine costituzionale”. Il fatto nuovo in Venezuela è che un gruppo di militari ha detto di volersi ribellare alla svolta degli ultimi mesi decisa dal presidente Nicolàs Maduro. L’attacco è avvenuto al Forte Paramaracay a Valencia, nello Stato di Carabobo, a circa 170 chilometri da Caracas. Una sorta di mini-ammutinamento che è durato poco: il vice di Maduro, Diosdado Cabello, ha subito spiegato che l’insurrezione è fallita grazie all’intervento immediato delle forze militari. Non senza conseguenze: almeno due persone sono morte, dopo essere trasportate all’ospedale, anche se i vertici dell’esercito parlano ancora di un morto e un ferito grave. Gli arresti sono 8.

“Chiedo la massima pena per tutti gli autori del complotto di questo atto terroristico, non avranno alcun beneficio”, ha detto Maduro in un intervento tv. Per il presidente del Venezuela non importa se sono “civili o disertori. Il processo è già aperto”. Dei “dieci aggressori, due sono stati abbattuti dal fuoco leale alla patria”, ha aggiunto, mentre altri dieci uomini sono riusciti a fuggire. Maduro ha indicato poi in “Miami e Colombia” coloro che “pagano la fattura” per questi attacchi: “Chi si alzerà con le armi contro la Repubblica avrà una risposta proporzionata, adeguata e contundente, prevista dalla Costituzione”, ha concluso.

Le vittime sono – secondo notizie di fonti giornalistiche locali – avevano 24 e 50 anni: hanno perso la vita all’ospedale, a causa delle ferite subite. Vestivano abbigliamento militare, ma non è escluso che alcuni dei partecipanti all’azione dei “ribelli” fossero civili che indossavano uniformi militari. Il governo garantisce che la situazione è sotto controllo. Ma fonti riferiscono di misure di sicurezza rafforzate nella zona di un’altra base militare, quella di Fuerte Tiuna, mentre altre voci – tutte da confermare – parlano di un’altra manifestazione nella città di MaracayMentre il leader dell’opposizione, Leopoldo Lopez, è stato rimesso agli arresti domiciliari, la magistrata Luisa Ortega Diaz – rimossa dalla Costituente e bloccata all’ingresso del suo ufficio da reparti di militari – non molla: “Continuo ad essere la procuratrice generale” del Venezuela, dice a un incontro dell’opposizione all’università di Caracas.

Dopo l’azione del gruppetto di militari, le forze di sicurezza hanno dovuto usare gas lacrimogeni per disperdere i cittadini scesi nelle strade in alcuni cortei spontanei di Valencia per esprimere sostegno al tentativo di assalto al Fuerte Paramacay. L’operazione era stato annunciata poco prima in un video dal comandante dei militari ribelli, il capitano della Guardia Nazionale Juan Caguaripano. Secondo una fonte militare venezuelana, almeno otto dei venti uomini che hanno annunciato l’insurrezione sono stati arrestati. Si tratta di tre militari di basso rango (un sergente delle riserve dei paracadutisti; un tenente che ha disertato tre mesi fa dalla Forza armata nazionale bolivariana; un membro della milizia) e cinque civili. Negli ultimi mesi, diversi esponenti delle forze di sicurezza sono stati arrestati dal controspionaggio militare del Paese, accusati di aver preso parte a complotti per destituire il presidente Maduro. Tra essi ci sono anche alcuni generali, ma il governo ha sempre ribadito di avere il pieno appoggio dell’esercito.

Il capitano Caguaripano non è nuovo a azioni anti-Maduro. Già fuori dalle forze leali dal 2014, proprio in quell’anno il tribunale militare di Caracas dispose l’ordine di cattura nei suoi confronti per la presunta partecipazione a un piano per rovesciare il regime chavista. Per questo piano, chiamato Golpe Azul, il golpe blu, finirono a processo tre generali della Forza aerea bolivariana. Poi Caguaripano è sparito, fino a stamani.

Non è ancora noto se anche lui sia tra gli arrestati. Si sa invece che l’attacco a Forte Paramaracay è stato annunciato da un video in cui si vede circondato da una ventina di militari. “Ci dichiariamo in legittima ribellione – aveva detto l’ufficiale – uniti più che mai al coraggioso popolo del Venezuela, per disconoscere la tirannia assassina di Nicolas Maduro. Questo non è un colpo di stato. È una azione civica e militare per ripristinare l’ordine costituzionale”. “Per salvare il Paese dalla totale distruzione, per fermare gli omicidi dei nostri giovani e familiari”, ha proseguito Caguaripano. “Esigiamo – aveva aggiunto – la formazione subito di un governo di transizione ed elezioni generali libere”. Secondo i media venezuelani, dalla mattina sono stati rilevati movimenti di militari attivi e in pensione, con la Brigata 41 (da cui Caguaripano ha detto di parlare) in “situazione irregolare”.