Incendio all’interno della Torre della Cigna, il grattacielo di Livorno, ex sede dell’Agenzia delle entrate e del Catasto, ora rifugio di circa 60 famiglie senza casa, di cui ilfatto.it ha scritto pochi giorni fa. L’incendio, scrive Il Tirreno, è divampato tra le 7,20 e le 7,30 di oggi, in una stanza trasformata in una camera da letto, al terzo piano della struttura: dentro una donna livornese di 53 anni che è stata soccorsa insieme al suo cane e portata all’ospedale. Con l’80 per cento del corpo ustionato, la donna versa ora in condizioni critiche. Verrà trasferita con molta probabilità a Pisa, in una struttura specializzata per i grandi ustionati. Il sindacato Asia-Usb – che segue da vicino gli occupanti della Torre – spiega in una nota che si tratta di una loro attivista, “una persona straordinaria che da anni si batte in prima linea per i diritti delle famiglie senza casa”. L’Asia-Usb precisa anche che “le cause dell’incendio sono probabilmente frutto di un incidente. Un incidente assolutamente non riconducibile al contesto di occupazione dello stabile. Poteva succedere lì come altrove”. Per questo si respingono quelli che vengono definiti “feroci attacchi, dai soliti noti, che non hanno trovato di meglio che utilizzare una tragedia per fare strumentalizzazione politica e attaccare il nostro sindacato e le occupazioni abitative in generale”.

Decine di persone che si trovano all’interno del grattacielo sono state svegliate dal fumo che ha invaso l’appartamento della donna e momenti di panico si sono diffusi tra le oltre 200 persone che vivono tra i piani della Torre, occupata da oltre un anno. Sul posto sono intervenute due ambulanze e i vigili del fuoco, che si sono adoperati per spegnere l’incendio, le cui cause sono ancora da chiarire. In un primo momento alcuni degli stessi occupanti erano intervenuti per spegnere le fiamme. Il sindaco Filippo Nogarin parla di “tragedia“: “È del tutto evidente – dice – che va fatta al più presto una valutazione delle condizioni di sicurezza della Torre, che ospita quasi 60 famiglie e che è di proprietà privata. Ho avuto un primo confronto con i vigili del fuoco che mi hanno rassicurato sul fatto che si tratta di un episodio circoscritto al terzo piano dell’immobile, tanto che è stato interdetto l’accesso solo a un’area limitata, in modo da non mettere in difficoltà il resto degli occupanti”.

Gran parte di chi abita nel grattacielo è senza casa dopo essere stato sfrattato per morosità incolpevole e una quota è anche iscritta alle liste di attesa per l’assegnazione delle case popolari. Ma gli alloggi per tutti non ci sono per tutti. “È necessaria una riflessione più ampia, in una città che detiene il poco lusinghiero record di sfratti per morosità incolpevole – aggiunge Nogarin – e che in meno di dieci anni ha visto il proprio patrimonio abitativo pubblico ridursi da 12mila a 8mila unità. Noi abbiamo fermato l’emorragia di case, contrastato i furbetti degli alloggi popolari e cominciato ad assegnarli a chi ne ha davvero diritto, ma la domanda supera di gran lunga l’offerta. È un circolo vizioso che necessita di misure straordinarie, a partire da una legge seria sull’autorecupero, altrimenti i Comuni rimarranno sempre con le spalle al muro a combattere da soli un’emergenza senza precedenti”.