I movimenti delle donne e per i diritti umani in Tunisia ce l’hanno fatta! È passata ieri la legge integrale contro la violenza di genere e la violenza domestica, sulla parità tra i generi.

Ricordate la storia di Amina, Femen tunisina di 18 anni, a seni nudi sui social media per protestare contro il governo islamico del suo paese? Era il 2013. Dopo il 2011 la Tunisia ha superato l’ondata delle “rivoluzioni”, qui chiamata “della Dignità”, riuscendo a fare una transizione verso una democrazia che nel gennaio 2014 ha adottato la terza Costituzione tunisina. È la più avanzata nel mondo arabo, infatti sancisce  che “cittadine e cittadini sono uguali in diritti e doveri, senza discriminazione”. Oggi il Parlamento tunisino è composto dal 34% di donne. Nel Paese vi sono organizzazioni delle donne e per i diritti umani presenti che guardano al sistema internazionale onusiano per portare avanti le loro istanze.

La legge integrale tunisina contro la violenza sulle donne e la parità è il risultato di un lungo cammino. Mancava solo la modifica ad un odioso articolo del codice penale ostacolata in Parlamento. Il 227bis del C.P. tunisino permetteva ad uno stupratore di poter “riparare” la violenza fatta ad una minore di 15 anni attraverso il matrimonio. In Italia il matrimonio riparatore fu abrogato nel 1981.

Qualche giorno fa un piattaforma di organizzazioni di donne e per i diritti umani ha scritto una lettera alla Relatrice Speciale dell’Onu contro la violenza sulla donne le sue cause e le sue conseguenze Dubravka Simonovic, chiedendo l’intervento e la pressione internazionale per superare questa criticità. Ieri la legge è passata.

La legge riconosce che il problema della violenza dentro e fuori le mura domestiche deve essere affrontato con politiche integrate innanzitutto dallo Stato, per prevenire atti di violenza, proteggere chi ne è colpita e punire i colpevoli, inasprisce le pene e abroga o modifica misure ritenute retrograde. Le donne potranno chiedere protezione dalle violenze del marito e dei familiari (ordini di restrizioni) come anche potranno sporgere denuncia per molestie in luoghi pubblici.

Il Ministero della Salute dovrà attrezzarsi per promuovere programmi volti al personale medico che dovrà essere in grado di riconoscere valutare e prevenire casi di violenza, come anche il corpo insegnante nelle scuole dovrà sapere riconoscere il fenomeno e sapere come gestirlo.

Si richiama alla necessità di avere case rifugio e servizi di sostegno legale e supporto psicologico per uscire dall’incubo che si vive. Il 47% delle donne, circa una su due, ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza nell’indagine statistica dell’ufficio Nazionale della famiglia nel 2011.

Inoltre la legge prevede la punibilità di chi assume una donna e la paga meno di un uomo a parità di mansioni e ruolo. Un modo molto efficace per eliminare la disparità salariale, discriminazione economica che esiste purtroppo non solo in Tunisia…

Certo, resta molto da fare: non si fa accenno a quanti fondi saranno allocati per far divenire la legge realtà, come tutto ciò si tradurrà in politiche e d azioni. Inoltre ci sono ancora argomenti che dovranno essere oggetto di istanze da parte delle donne e delle organizzazioni per i diritti umani in Tunisia, come la dispari successione ereditaria tra figlie e figlie di uno stesso padre etc…

Il percorso dei diritti è lungo, malgrado ciò, questo è un momento storico importante per la Tunisia!

Sono molte le organizzazioni che in Tunisia come nel resto del Mediterraneo da anni lavorano in rete sul tema della violenza e della parità di genere, cercando di spingere all’interno dei propri Paesi leggi e politiche in armonia con le disposizioni internazionali della Cedaw e della Convenzione di Istanbul, Convenzione per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa. La Tunisia ha fatto il primo passo. Speriamo che sia seguito da un’inarrestabile marcia di tutte e tutti coloro che stanno costruendo diritti e pace nei propri Paesi nell’area del Mediterraneo.