Doveva risolvere tutti i problemi dei cittadini nel rapporto con l’amministrazione fiscale. E invece la precompilata stenta a decollare. Secondo una prima proiezione della Consulta Nazionale dei Caf, sulla base delle statistiche dell’Agenzia delle Entrate, gli italiani hanno presentato 20 milioni di dichiarazioni 730. Di queste oltre 17 milioni sono state trattate dai centri di assistenza fiscale a cui però ora il governo intende ridurre ulteriormente i fondi. Solo 2,3 milioni sono state inviate online direttamente dai contribuenti.

“Progressivamente, la dichiarazione precompilata migliorerà ancora e renderà fruibile anche il servizio online ad un numero maggiore di contribuenti – si legge nella relazione presentata dai Coordinatori della Consulta, Massimo Bagnoli e Mauro Soldini – essa è diventata, allo stesso tempo, un elemento di supporto e di raffronto per l’attività di assistenza del Caf al contribuente e, specularmente, un banco di prova per la qualità dei dati inviati dai diversi soggetti chiamati ad alimentare il sistema (banche, assicurazioni, settore della sanità, ecc.)”.

Tuttavia, per la Consulta dei Caf, i positivi risultati dei primi tre anni di sperimentazione della dichiarazione dei redditi precompilata, il 60% (11,2 milioni) nel 2015, il 75% (14,5 milioni) nel 2016 e l’80% (16 milioni) nel 2017, “non si sarebbero potuti realizzare senza l’attività svolta su tutto il territorio nazionale dagli oltre 20.000 dipendenti dei Caf”. Per Bagnoli e Soldini, tutto questo dimostra che la precompilata fai da te non riesce a sostituire l’assistenza fiscale fornita dai Caf perché le cifre sono distanti “dalle previsioni iniziali del Governo per il triennio che si è appena concluso, nonostante lo sforzo eccezionale profuso dall’Amministrazione fiscale”.

Per questa ragione “pensare al superamento dell’intermediazione nel rapporto tra Stato e cittadino, affidata oggi ad un interlocutore credibile ed affidabile, si dimostra sempre più velleitario e costoso”, come spiega una nota della Consulta. “Costoso per il singolo, perché attraverso un seppur contenuto aumento delle tariffe del servizio, ai Caf si prospetta uno scenario difficilissimo”, conclude il documento diffuso dalla Cgil che è parte della Consulta, accanto ad altri sindacati, associazioni dei datori di lavoro e aziende private.  Il risultato è che, con questi numeri,  se arriveranno i tagli ai fondi pubblici per i Caf, i costi ricadranno inevitabilmente sui cittadini, ancora ben lontani dall’essere autonomi negli adempimenti fiscali.