Sanità, in manovra l’ennesimo regalo ai privati: anziché rafforzare gli ospedali, il governo stanzia 1,6 miliardi per i voucher (spendibili solo fuori dal sistema pubblico)
Neanche il prossimo sarà l’anno in cui il governo punterà sul finanziamento della sanità pubblica. Al di là del “record” di fondi rivendicato dalla maggioranza, per il 2027 la manovra prevede solo 2,4 miliardi di nuove risorse per il Servizio sanitario nazionale (Ssn), al netto del miliardo già stanziato nella precedente legge di Bilancio. Una cifra ben lontana dai 5 miliardi sbandierati inizialmente dall’esecutivo, nella conferenza stampa successiva al consiglio dei ministri di mercoledì. In manovra, però, sotto la voce sanità, ai 2,4 miliardi si aggiunge anche un altro gruzzolo da un miliardo e 600 milioni. Soldi che però non saranno destinati a incrementare le prestazioni offerte dal Ssn, ad assumere personale o a ridurre strutturalmente le liste d’attesa. Bensì al voucher sanitario, uno strumento che di fatto è l’ennesimo assist della maggioranza al settore della sanità privata. La misura, fortemente voluta da Forza Italia, e rivendicata dal suo leader Antonio Tajani, introduce per circa 5,5 milioni di pensionati con almeno 75 anni una “Carta del valore di 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni in materia sanitaria”. Utilizzabile, però, sottolinea la stessa premier Giorgia Meloni, solo per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Ssn. E dunque, per pagare farmaci da banco nonché visite specialistiche e cure odontoiatriche nel privato. Un nuovo bonus, elargito direttamente ai cittadini, che non avrà alcun impatto sul sottofinanziamento strutturale della sanità pubblica, ma che potenzialmente può rendersi molto utile per la maggioranza alla prossima tornata elettorale.
Il funzionamento della misura è delineato nell‘articolo 53 della legge di Bilancio. La platea è piuttosto limitata: il contributo sarà riconosciuto nel 2027 a chi avrà compiuto 75 anni entro il 31 dicembre 2026 e avrà percepito nel 2025 trattamenti pensionistici complessivamente non superiori a 28mila euro lordi. Potenzialmente, circa 5 milioni e mezzo di persone, secondo le stime della relazione tecnica. Dei 1.645 milioni stanziati, 1.637 finanzieranno le Carte, mentre 8 milioni serviranno per le procedure di attribuzione, affidate all’Inps. Ma il criterio economico scelto dall’esecutivo non è l’Isee, né il reddito complessivo del nucleo familiare: si considerano i trattamenti pensionistici, non eventuali altre entrate o patrimoni. Il voucher, quindi, non sarà necessariamente destinato soltanto agli anziani economicamente più fragili. Un bonus a pioggia, dunque, che strizza l’occhio alla categoria elettorale dei pensionati.
Resta precisamente da capire dove e come potranno essere spesi i 300 euro. Nelle intenzioni del governo, il contributo servirà ad acquistare farmaci e a sostenere i costi delle visite specialistiche e di altre prestazioni non coperte dal Ssn, tra le quali dovrebbero rientrare le cure odontoiatriche (tanto che la misura è stata salutata positivamente dall’Associazione nazionale dentisti italiani). Ma nel testo bollinato non compare ancora un elenco delle spese ammesse. Sarà un successivo decreto a individuare esercizi, strutture e professionisti abilitati ad accettare la Carta, oltre alle modalità operative. Non è stato chiarito nemmeno se il beneficio sarà assegnato automaticamente oppure su richiesta. Per il momento le risorse sono stanziate esclusivamente per il 2027.
Ma, in attesa del decreto che preciserà gli aspetti ancora poco chiari, è già possibile farsi un’idea di quanto potrà effettivamente incidere il voucher sulla spesa degli anziani. Secondo gli ultimi dati Istat sui consumi delle famiglie, nel 2025 le persone sole con almeno 65 anni hanno sostenuto direttamente una spesa sanitaria media di 104 euro al mese, tra farmaci, visite, esami e altre prestazioni. Un dato che permette di quantificare, a spanne, la portata dell’intervento: i 300 euro della Carta equivalgono a meno di tre mesi di spesa sanitaria media per una persona anziana sola. Un sostegno economico individuale che senz’altro in alcuni casi potrà alleggerire le famiglie, ma che non rappresenta una risposta strutturale alla necessità di cura di una popolazione anziana come quella italiana. A questo si aggiunge il fatto che una parte degli anziani potenzialmente beneficiari della Carta ha già diritto all’esenzione dal ticket per le prestazioni specialistiche ambulatoriali garantite dal Ssn. È il caso degli over 65 appartenenti a nuclei familiari con reddito complessivo inferiore a 36.151,98 euro, che possono usufruire dell’esenzione E01. Il voucher permetterà a queste persone di acquistare prestazioni aggiuntive nel privato, laddove il pubblico – per via della drammatica carenza di personale e del sottofinanziamento – non riesca a garantire un’erogazione adeguata dei servizi. Si cura la conseguenza del problema, dunque, non intervenendo sulla causa.
Nel nostro Paese, infatti, il peso delle cure sostenute direttamente dai cittadini è già particolarmente elevato. Secondo il nono Rapporto Gimbe, nel 2025 le famiglie italiane hanno speso di tasca loro 42,4 miliardi di euro per la sanità, la cosiddetta spesa out of pocket. E il Focus pubblicato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio il 31 marzo 2026 evidenzia proprio come l’out of pocket rappresenti il 23,6% della spesa sanitaria complessiva, quasi nove punti percentuali sopra la media europea. E circa un terzo della stessa spesa sanitaria pubblica è destinato a prestazioni e servizi erogati da fornitori privati. Un quadro che restituisce il peso già assunto dal mercato privato nell’assistenza sanitaria italiana, sia attraverso i pagamenti diretti delle famiglie sia attraverso gli acquisti di prestazioni finanziate dal sistema pubblico. Il miliardo e 600 milioni per i voucher non aumenterà le visite disponibili negli ambulatori pubblici, né accorcerà i tempi di attesa. Tantomeno, con questa cifra, verrà garantito a chi oggi non riesce a curarsi di poter rivolgersi a un servizio pubblico rinvigorito da nuovi finanziamenti. Ma, se il pubblico non ce la fa più a rispondere alla domanda di cura, c’è sempre il privato a cui rivolgersi. Se ce lo si può permettere.