di Giovanni Gorga * 

Qualche giorno fa è apparso su un blog de “Il Fatto Quotidiano” a firma del dottor Marco Bella un articolo. Non entro nello specifico delle ormai vetuste e stantie critiche che vengono rivolte ai medicinali omeopatici – mi riferisco alle affermazioni sull’effetto placebo, sull’acqua fresca, sull’inefficacia delle cure – e su tanti altri aspetti che lascio alla discussione di carattere scientifico nelle sedi deputate per questo, ovvero i laboratori di ricerca, le università e gli istituti clinici. Non posso però, e questa volta non voglio, sottrarmi dal rispondere alle affermazioni che hanno il solo scopo di creare confusione nel cittadino e instillare sospetto nei confronti di un comparto industriale serio e dignitoso tanto quanto altri settori dell’imprenditoria italiana.

Le aziende omeopatiche sono aziende farmaceutiche a tutti gli effetti. Sottostanno a tutti i controlli del Ministero della Salute, dell’Aifa e dell’Istituto Superiore di Sanità. A dire il vero, una differenza sostanziale tra un’azienda che produce medicinali omeopatici ed una che produce medicinali allopatici (cosiddetti tradizionali) esiste: il fatturato, che per ciascun medicinale attualmente in commercio oscilla tra i 10.000 e i 15.000 euro all’anno, tanto è vero che il fatturato totale dell’intero settore si avvicina ai 300 milioni di euro annui, l’1,5% dell’intero fatturato farmaceutico italiano. Credo sia quanto meno surreale parlare di Big Homeo.

Siamo un settore che nulla chiede allo Stato Italiano in termini di agevolazioni economiche ma che al contrario contribuisce a sostenere il Sistema Sanitario, dunque meriterebbe qualche elogio e non critica. Forse vale la pena ricordare che i milioni di italiani e le migliaia di medici (primari ospedalieri, direttori di aziende sanitarie, universitari, medici di base o pediatri del SSN… e non stregoni) indirettamente non appesantiscono le casse dello Stato utilizzando l’omeopatia e altre discipline complementari.

Detto ciò, vorrei anche fare chiarezza sulla flessione che il fatturato del settore ha riscontrato nel 2016. Mi dispiace se deluderò qualcuno che peraltro, come sostiene il dottor Bella, pensa che sia dovuto alla campagna denigratoria che da decenni l’omeopatia vive (per questo l’invito a parlare male della disciplina senza la minima preoccupazione che probabilmente quella flessione di fatturato è costata a qualcuno il posto di lavoro come lavoratori, padri di famiglia). La ragione della flessione di circa il 5% del fatturato globale dipende dalla grave crisi economica che affligge fasce sempre maggiori di popolazione e che quindi induce a razionalizzare l’uso di presidi a totale carico del paziente. Vi è anche un’altra ragione: il processo di regolamentazione a cui si è sottoposto il settore la cui conseguenza è in primis la scomparsa dal mercato di diverse specialità medicinali.

Come correttamente ricorda il dottor Bella, il 30 giugno si è chiusa la prima fase inviando all’Aifa i dossier dei farmaci che ogni azienda vuole mantenere in commercio a partire dal 1 gennaio 2019. Si dice che il dossier per registrare un farmaco omeopatico sia sostanzialmente diverso da quello per registrare un medicinale allopatico, ma non si dice che ogni categoria farmaceutica ha le proprie modalità di registrazione. Ogni classe di farmaci ha procedure e regole distinte, diverse e non assimilabili alle altre. Un radioterapico non si registra come un chemioterapico e nemmeno come un omeopatico e così via.

Per la natura del medicinale omeopatico e per la sua composizione esistono regole precise e ferree da rispettare per ottenere un AIC. E tali regole, si sappia, non consentono nessuna “autocertificazione” per le parti del dossier più delicate che toccano la sicurezza e l’efficacia.

Prima di concludere vorrei spiegare una volta per tutte che non vi è nessuna correlazione provata tra omeopatia e no-vax come molti tendono a voler far credere. In Germania ed in Francia, come in tanti altri Paesi dove la medicina omeopatica è considerata una disciplina come le tante altre che ha a disposizione la scienza il tasso di copertura vaccinale è vicino o superiore al 95% della popolazione. Esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Se si ragionasse in modo costruttivo, senza pregiudizi manifesti e dichiarati, senza condizionamenti ideologici, se ne ricaverebbe vantaggio per tutti.

* presidente Omeoimprese