L’accoglienza è costata cara a don Massimo Biancalani, il parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), multato nei giorni scorsi per non aver comunicato alla Prefettura di aver aperto le porte della chiesa ad un giovane migrante clandestino arrivato dal Ghana. Ora dovrà pagare una contravvenzione di 320 euro. Il prete, conosciuto alla questura e alla prefettura per le sue battaglie a favore dell’accoglienza, avrebbe dovuto trasmettere i dati del ragazzo alla Prefettura entro 48 ore. Non l’ha fatto, ma due agenti della Polizia si sono presentati in canonica senza avvertire il prete e hanno scoperto la presenza illegale del 26enne ghanese. D’altro canto don Biancalani non nasconde nulla ma è pronto a fare ricorso, forte dei suoi principi morali, etici, religiosi: “Noi non siamo un albergo ma una comunità. Io devo aprire le porte, me lo dettano la mia coscienza e i miei riferimenti etici. Come parrocchia abbiamo scelto di ospitare anche ragazzi dalla strada, in condizioni di clandestinità. In teoria so che non li potrei tenere ma moralmente sento il dovere di accogliere tutti, anche loro. Per alcuni ho fatto dichiarazione di ospitalità ma per tanti altri non l’ho eseguita perché sono in condizioni troppo precarie, vanno protetti da una eventuale espulsione”.

Nel caso specifico il ragazzo ghanese gli era stato segnalato da un amico. Arrivato dal Nord Italia a Pistoia era stato accolto da don Massimo che aveva iniziato ad inserirlo in un progetto di orti biologici. Prima di fare la segnalazione della sua presenza alla Prefettura, il parroco aveva pensato di far passare qualche giorno per conoscerlo meglio, per capire la sua situazione ma non ha fatto in tempo. “Ora il ragazzo – racconta il prete – non è più da noi ma in chissà quale altra città a vagare di nuovo mentre in parrocchia poteva essere inserito. Mi hanno riferito che in passato aveva tentato di entrare in Spagna con un passaporto falso. Ma vogliamo dirci la verità? Sono in tanti a farlo: mettono da parte dei soldi, vanno a Napoli dove fanno un passaporto falso e provano ad entrare in Germania, Francia, Spagna. Che devono fare?”.

Don Massimo non intende pagare la multa. Si opporrà con gli strumenti della Legge, ma punta il dito contro lo Stato: “Questi ragazzi non hanno commesso reati, è una Legge ingiusta come la Bossi-Fini a consegnarli alla clandestinità semplicemente perché vengono da un Paese dove non ci sono conflitti. In Nigeria non c’è una guerra ma vivono in uno Stato ridotto alla povertà dalla corruzione così come in Gambia dove non c’è un conflitto ma una dittatura che dura da anni. A cosa serve la distinzione tra migrante economico e profugo? È solo sulla carta. Questi giovani non si muovono per villeggiatura ma perché nel loro Paese ci sono condizioni economiche, politiche, sociali esplosive. La nostra legge confina questi ragazzi in un limbo di clandestinità. Nei prossimi anni le chiese saranno sempre più santuari dei rifugiati”. Don Biancalani non è soddisfatto del lavoro del lavoro del ministro dell’Interno Marco Minniti. Salva solo Emma Bonino: “L’unica che sta dicendo delle cose sensate”. E lancia un allarme: “Entro pochi mesi ci troveremo in una situazione di crisi umanitaria: saranno centinaia i ragazzi che usciranno dal programma di protezione e anche se avranno il permesso di soggiorno non sapranno dove andare a dormire”.