La Commissione Ue “si impegna”, “invita”, stanzia un po’ di milioni e prevede una lunga serie di obblighi per l’Italia, tra i quali quello di accelerare l’applicazione della legge Minniti aumentando la capacità di accoglienza. Ma ancora una volta della solidarietà degli altri membri dell’Unione non c’è traccia. Nel giorno in cui l’Austria annuncia l’invio di soldati e blindati “a difendere la frontiera del Brennero, sono arrivate le “misure concrete” annunciate dall’esecutivo comunitario per sostenere l’Italia nella gestione dei flussi migratori. Sono contenute nel piano d’azione approvato oggi e che saranno discusse nel vertice nel Consiglio Giustizia e Affari Interni informale che si terrà giovedì a Tallin, in Estonia.

L’attenzione dell’esecutivo di Bruxelles rimane concentrata sulla questione dei salvataggi. La novità consiste nel tentativo di coinvolgere nell’attività i Paesi della costa nordafricana: la Commissione, si legge, si impegna a sostenere “l’organizzazione di un Centro di coordinamento per i salvataggi in mare pienamente operativo in Libia“, invitandola insieme alla Tunisia a dichiarare le rispettive aree di ricerca e salvataggio (Sar) e a istituire un centro ufficiale di coordinamento e soccorso marittimo. I due Paesi non hanno mai istituito le loro Sar, che servono a delimitare l’area di mare per cui sono competenti per le operazioni di ‘search and rescue‘, ricerca e salvataggio delle imbarcazioni in difficoltà. Ne consegue l’impegno ad un rafforzamento ulteriore della capacità delle autorità libiche con un progetto da 46 milioni di euro preparato in modo congiunto con l’Italia.

Sul fronte italiano, la Commissione ha dato la propria disponibilità a costituire una squadra di reazione rapida di oltre 500 esperti in rimpatri della Guardia Costiera e di Frontiera Europea, “pronta ad essere dispiegata alla richiesta dell’Italia” e l’aumento dei fondi destinati alla gestione delle migrazioni, con 35 milioni di euro addizionali pronti ad essere smobilizzati “immediatamente”.

In cambio Roma deve adempiere a una lunga serie di obblighi: 1) redigere un codice di condotta per le ong che effettuano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo; 2) rispettare gli impegni assunti in materia di ricollocamento registrando urgentemente tutti gli eritrei presenti in Italia, centralizzando e standardizzando la procedura di ricollocamento, consentendo il ricollocamento dei minori non accompagnati e facendo prova di una maggiore flessibilità nei controlli di sicurezza organizzati a livello bilaterale con altri Stati membri; 3) attuare rapidamente la legge Minniti, creando capacità supplementari nei centri di crisi, aumentando la capacità di accoglienza e aumentando in modo sostanziale e in tutta urgenza la capacità di trattenimento fino a portarla ad almeno 3mila posti, aumentando il periodo massimo di trattenimento in linea con il diritto dell’Ue e accelerando in modo marcato l’esame delle domande di asilo in fase di ricorso; accelerare i rimpatri applicando procedure di rimpatrio accelerate, avvalendosi maggiormente delle procedure rapide e dei motivi di inammissibilità,  elaborando un elenco nazionale di Paesi di origine sicuri, emettendo decisioni di rimpatrio di pari passo e contemporaneamente con quelle sull’asilo, valutando la possibilità di utilizzare restrizioni in materia di residenza ed evitando di fornire documenti di viaggio ai richiedenti asilo.

La Commissione Europea lancia, poi, un nuovo programma di reinsediamenti di richiedenti asilo attualmente in Libia, Egitto, Niger, Etiopia e Sudan, insieme all’Unhcr. Il programma, che ha decorrenza immediata ed è volontario come tutti gli schemi di reinsediamento, dovrebbe contribuire a ridurre il cosiddetto ‘pull factor‘, il fattore di attrazione, aprendo vie legali per arrivare in Europa alle persone bisognose di protezione internazionale che si trovano in quei Paesi.

Segue una lunga serie di impegni che l’Unione intende assumere con gli Stati sub-sahariani per ridurre i flussi verso la costa mediterranea, misure di cui si parla da mesi: collaborare con la Libia per rafforzare i controlli sulla frontiera meridionale, in cooperazione con i paesi del G5 Sahel e gli Stati membri e con il sostegno finanziario dell’Ue; intensificare gli interventi per stipulare accordi di riammissione (o accordi informali equivalenti) con i Paesi di origine e di transito, con il sostegno degli Stati membri; intensificare la cooperazione con NigerMali nell’ambito del quadro di partenariato per prevenire gli spostamenti verso la Libia; continuare a lavorare con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) per accelerare i rimpatri volontari assistiti dalla Libia e dal Niger verso i paesi di origine, anche mediante un aumento dei finanziamenti.

E i ricollocamenti dai richiedenti asilo già presenti nei centri d’accoglienza in Italia? La possibilità di effettuare sbarchi anche in altri Paesi del Mediterraneo? Niente di tutto ciò, con l’indisponibilità già annunciata lunedì sera da Francia e Spagna a concedere l’utilizzo dei loro scali marittimi. “Conosco bene le domande dell’Italia – il commento del il vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans – cerchiamo di aiutare nella misura del possibile, ci sono altri 27 Paesi che magari hanno anche altre idee. Ne parleremo alla riunione a Tallinn. Ho piena fiducia nell’operato del ministro Minniti perché sa guardare a soluzioni strutturali, ma dobbiamo stare attenti a non creare nuovi fattori di richiamo”.