Un evento-kolossal entrato nella storia mondiale del rock, già solo per il record dei 220mila biglietti venduti. Sul palco c’è lui, Vasco Rossi, che a Modena Park celebra quarant’anni di carriera in oltre 3 ore di musica, dal tramonto ad una nuova alba chiara. Il Blasco affida il prologo ad un omaggio allo Stanley Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio, con una citazione della colonna sonora sulle note di Così parlò Zarathustra di Strauss, mentre il sole che cala sul Modena Park appare enorme sui maxischermi del palco largo 130 metri. E si capisce subito che questo show va molto oltre la musica. L’inizio del concerto, con l’entrata trionfale del Blasco è per una canzone iconica e ironica come Colpa D’Alfredo, il brano dell’omonimo album del 1980, che in questa città assume un significato particolare. Il pubblico del Parco Enzo Ferrari esplode in un coro da brividi quando Vasco canta il verso che ha ispirato il titolo di questo concerto-evento: “Abito fuori Modena, Modena Park!”.

La scaletta (studiata da Vasco per oltre un anno, assieme al suo storico produttore Guido Elmi) attraversa i quattro decenni vissuti sul ‘fronte del palco’ dal rocker di Zocca, con una progressione non meramente cronologica dagli anni ’80 ai ’90 e dagli anni 2000 ai 2010 ed un recupero quasi filologico dei brani (che sono 40 ma con i medley diventano 50, tra esecuzioni e citazioni). Vasco si reimmerge nelle atmosfere di quegli anni, ne recupera la gestualità e l’estetica, grazie anche al lavoro del regista Pepsy Romanoff, che per molti brani ha creato dei veri minifilm che animano i 1500 metri quadri dei megaschermi sul palco, con citazioni che spaziano da David Linch alle serie tv anni ’90. Così se per Colpa D’Alfredo recupera il bianco e nero, per Liberi Liberi immerge Vasco in un’atmosfera alla Twin Peaks e per Blasco Rossi assembla un amarcord di quasi 5 minuti della combriccola del Blasco da 40 anni ad oggi, con immagini dei live, dei fan, dei ritagli di giornale, mentre Vasco corre avanti e indietro sul palco, galvanizzato dagli assoli delle chitarre di Stef Burns e Vince Pastano.

In questo concerto, che è davvero soprattutto una festa ottimista contro la paura e per la libertà, c’è grande spazio anche per il divertimento: c’è lo sberleffo politico contro il proibizionista Giovanardi, preso in giro nel balletto con cui Vasco accompagna ‘Non mi va’; c’è l’inno alla libertà sessuale di quella sorta di ‘wonderbra flashmob‘ che va in scena durante l’esecuzione di Rewind (tra topless e quei reggiseni con scritto Fammi godere che lo stesso Vasco ha regalato alle fan) e c’è soprattutto la scelta di chiudere la scaletta, prima dei bis, con l’inno alla speranza di Un mondo migliore. La chiusura vera, dopo un’infilata di bis che sono brani super amati dal suo pubblico (da Sally a Siamo solo noi), è per un’Albachiara che assume tanti significati, diventando insieme bilancio (sugli schermi scorrono, come fossero i titoli di coda di un grande film, i nomi delle quasi 180 canzoni incise da Vasco in questi 40 anni) e ripartenza, con i fuochi d’artificio che esplodono dalla sommità del palco, dando appuntamento all’immenso pubblico dei 220mila di Modena alla prossima festa di questo leone del rock, capace di prendersi la scena per quasi tre ore e mezza di concerto e di costruire un evento mai visto prima nel nostro Paese.

Sul palco con Vasco c’è infatti quella che lui definisce ”la migliore band del mondo”: oltre a Burns e Pastano, ci sono l’inseparabile Claudio Golinelli ‘Il Gallo’ al basso, l’infaticabile Matt Laug alla batteria, Alberto Rocchetti al pianoforte e tastiere (con cui Vasco regala Una vita spericolata da pelle d’oca), Frank Nemola alle tastiere, tromba e computer, Andrea Innesto ‘Cucchia’ al sax e cori e l’imprescindibile Clara Moroni ai cori.

Ma per la grande festa di Modena, oltre a Paolo Bonolis, che dal suo studio-acquario immerso nella platea racconta l’evento al pubblico di Rai1, sale sul palco anche l’amico di sempre e talent scout di Vasco (fu lui a scoprire l’allora dj fondatore di Punto Radio), Gaetano Curreri, che si siede al pianoforte per Anima Fragile, dopo aver accennato le note di ‘Jenny’, ‘Silvià e ‘La nostra relazionè, tutti brani che aveva arrangiato e prodotto per il Vasco degli esordi. Anche gli altri due ospiti musicali sono funzionali a questo show che è un viaggio nel tempo: Maurizio Solieri e Andrea Braido, chitarristi del Blasco in due differenti momenti storici (il primo per circa 15 anni negli anni ’80, il secondo per meno tempo negli anni ’90) si ‘sfidanò, questa volta a distanza ravvicinata.