All’improvviso, da giovedì 29 giugno sotto la pressione di 20mila sbarcati in 4 giorni sulle nostre coste, salvati da 22 imbarcazioni di organizzazioni non governative “la maggior parte delle quali battenti bandiera straniera” come hanno precisato dal Viminale, le resistenze sempre maggiori da parte di sindaci e residenti all’accoglienza diffusa sul territorio, la ventilata ipotesi di mega-tendopoli, l’Italia ha scoperto ai massimi livelli istituzionali che “esiste un problema“.

Nell’arco di di 72 ore il Presidente della Repubblica si rende conto che “l’immigrazione non è più gestibile“, Minniti prende in considerazione l’iniziativa non agevole, dopo aver accettato da sempre che le navi private che imbarcano i profughi anche in acque libiche li sbarchino in Sicilia e non altrove,  di “chiudere i porti alle navi non battenti bandiera italiana”, Gentiloni chiede con tardiva perentorietà e “non per soffiare sul fuoco” che “l’Europa la smetta di girarsi dall’altra parte”.

E finalmente in queste ultime ore dopo “la virata” di Pd (cioè di Renzi) e Governo cominciano a circolare diffusamente anche sulle reti Rai, che con le migliori o peggiori intenzioni hanno fatto una campagna penetrante e unidirezionale in difesa delle Ong e dell’accoglienza a prescindere e di demonizzazione di qualsiasi voce critica, i nudi numeri che sono chiari e inoppugnabili e sarebbe forse stato saggio e consigliabile non lasciare appannaggio di Salvini.

Dall’inizio dell’anno i migranti sbarcati sono il 14% in più rispetto al 2016; in pochissimo tempo si devono aggiungere 20.000 posti in un sistema di accoglienza già saturo; i comuni italiani che hanno risposto positivamente al piano di accoglienza diffusa sono 2.800 su 8.000 e anche le situazioni più “aperte” stanno incontrando difficoltà e opposizioni crescenti da parte dei residenti.

Ognuno avrà una sua opinione in merito alla repentina inversione a U sull’immigrazione di cui per la prima volta viene riconosciuto anche il lato “problematico”, tanto più per un Paese in perenne emergenza e tuttora annaspante in una crisi da cui non si è rialzato nonostante i salvifici rimedi economici rivendicati costantemente da Renzi.

Entro breve tempo, quando dalle parole, dagli intenti dichiarati, dagli “ultimatum” all’Europa, dove siamo rappresentati all’apice delle istituzioni da personalità come Tajani e la Mogherini si dovrà passare ai fatti constateremo se l’improvvisa presa d’atto della realtà sia da attribuire a una tardiva presa di coscienza da parte del partito di governo dopo un’irresponsabile sottovalutazione durata troppo a lungo o a un calcolo elettorale sulla base dei sondaggi e del disastro parzialmente annunciato del voto amministrativo.

E’ passato relativamente poco tempo da quando “il caso Ong” è stato strumentalizzato nel “caso Zuccaro” e come avviene puntualmente in Italia spesso con ampia convergenza da destra a sinistra chi segnala o denuncia un problema e/o una pratica poco trasparente, tanto più se ha la (s)ventura di essere un magistrato, diventa lui stesso il problema da rimuovere o neutralizzare.

Invece di domandarsi perché in Italia finisce tutto o quasi allo stesso modo e cioè nella corruzione, nei traffici, nel business al riparo di un’opacità pervasiva che avviluppa sempre più spesso qualsiasi segmento del “sociale”, l’attenzione politica e mediatica si è focalizzata sull’attivismo sospetto di un nuovo presunto magistrato “mediatico” e i titoli di troppi giornali si sono trasformati in slogan contro la procura di Catania o i Ghostbusters del M5s.

E l’occasione per porsi domande stringenti in merito alle condizioni di legalità in cui operano associazioni private e all’esistenza o meno di un controllo doveroso da parte dello Stato nella fase dei salvataggi e dell’accoglienza si è ridotta alla triste rappresentazione di contrapposte tifoserie pro e anti-migranti.

Così il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che aveva ipotizzato, insieme agli inquirenti di altre procure siciliane, finanziamenti da parte dei trafficanti a favore di alcune Ong, sulla base di intercettazioni dal contenuto inequivocabile e legittime ma inutilizzabili processualmente perché disposte al di fuori del controllo di un magistrato, è diventato la pietra dello scandalo, l’agitatore di sospetti gratuiti, il grande delegittimatore delle organizzazioni non governative.

Ora a distanza di quasi due mesi appare più che mai legittima e fondata quell’esigenza di trasparenza e di presenza dello Stato se si vuole che la situazione non diventi fuori controllo oltre il punto di non ritorno.