Lesioni, falso, abuso d’ufficio, sequestro di persona, violenza sessuale, rifiuto di denuncia, possesso d’armi. Sono ben 104 i capi di imputazione contestati dalla Procura di Massa Carrara a una trentina di carabinieri in servizio nelle caserme di Aula, Albiano Magra, Licciana Nardi. E tra gli episodi, per cui il gip ha disposto otto misure cautelari, c’è il pestaggio di un cittadino marocchino dopo essere stato portato in caserma per controlli; ci sono le molestie sessuali subite da prostituta. E altro: perché l’illegalità e l’abuso, per quel gruppo di militari, erano “quasi una normalità” come ha detto il procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro.

Disposto l’arresto in carcere per un brigadiere in servizio ad Aulla e divieto di dimora e sospensione dai pubblici uffici per il maresciallo comandante della stazione. Gli altri sei militari sono un altro brigadiere e graduati (appuntati): tre sono ai domiciliari, per tre è stato disposto il divieto di dimora. Il gip ha motivato il provvedimento con il pericolo di reiterazione e di inquinamento delle prove.  L’inchiesta, affidata al pm Alessia Iacopini, è nata sette mesi fa dalla denuncia di un italiano. Durante gli accertamenti, la procura avrebbe riscontrato – anche con intercettazioni ambientali e telefoniche – decine di episodi di falsificazione dei verbali e di violenza nei confronti di persone, sia italiane che straniere, sottoposte a controlli, oltre alla scomparsa di quantitativi di droga sequestrati. Gli otto si sono resi responsabili di “varie e molteplici cose”, ha spiegato il procuratore capo di Massa Aldo Giubilaro che si è detto colpito dalla “gravità dei fatti” e dalla loro “diffusività e normalità” seppur “circoscritta” agli indagati. “L’adozione delle misure, ancorché dolorosa sul piano umano, deve rendere edotti dell’assurdità da parte di chiunque, militari dell’Arma dei carabinieri compresi, di considerarsi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato e anzi offre garanzia, enucleati gli autori di condotte improprie, della sicura correttezza e del sicuro senso delle regole di quanti altri fanno parte dell’Arma”.

Le misure cautelari sono state richieste dalla Procura lo scorso 4 aprile e disposte il 12 giugno dal gip del Tribunale di Massa Carrara, Ermanno De Mattia. Non è consentito, ricorda Giubilaro, “in uno stato di diritto quale è il nostro, che la sola appartenenza a una categoria sociale oppure a un corpo, ancorché meritevole e glorioso come l’Arma dei carabinieri, renda immuni da ogni responsabilità, autorizzi persino la commissione di reati e metta al riparo dal subire indagini”.  Il procuratore sottolinea come le misure abbiano colpito “un numero ristretto di militari, a dimostrazione dell’impegno, della correttezza, del senso delle istituzioni e dello spirito di sacrificio che normalmente pongono nell’adempimento dei loro molteplici e delicati compiti i militari dell’Arma dei carabinieri della provincia di

Tra i residenti di Aula c’è incredulità. Lo scorso 11 marzo, alcuni giorni dopo la pubblicazione di notizie sugli accertamenti della procura sui militari, era stata promossa una manifestazione di solidarietà: decine di persone, complice anche il passaggio dal mercato settimanale, vi avevano partecipato. E sembra che qualcuno stia pensando a organizzare un’altra manifestazione di solidarietà dopo gli arresti di oggi. In occasione dell’iniziativa dell’11 marzo, erano stati distribuiti volantini di vicinanza all’Arma dando anche la possibilità ai passanti di lasciare un messaggio di solidarietà per i carabinieri, scrivendo un biglietto da inserire in una teca. “La Procura sta mal interpretando la realtà della strada – si leggeva su un volantino – penalizzando l’esecuzione della nostra sicurezza”. “Conosciamo bene quei ragazzi in divisa – avevano spiegato alcuni nella piazza – e conosciamo anche coloro che li hanno accusati, sono quelli da cui ci proteggevano”. Durante la manifestazione era stata fatta suonare anche una sirena simile a quella delle auto dei carabinieri in servizio, seguita da un lungo applauso e dal grido “Viva i nostri carabinieri”.