Che non si trattasse di un rilancio in grande stile lo hanno avuto tutti chiaro nel momento in cui Confindustria ha tagliato da 70 a 50 milioni l’importo dell’aumento di capitale. Che si possa invece  trattare di una mera partita di giro è il sospetto che si sta facendo strada da qualche giorno, da quando cioè la società editrice del Sole 24 Ore ha comunicato al mercato alcuni dettagli della ricapitalizzazione in fieri. In particolare, la società ha reso noto che il 7 giugno scorso è stato stipulato con Banca Imi (gruppo IntesaSanpaolo) “un accordo di pre-garanzia avente a oggetto la costituzione di un consorzio di garanzia […] per la sottoscrizione delle azioni eventualmente rimaste non sottoscritte ad esito dell’offerta in Borsa dei diritti inoptati, fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro”.

L’aspetto importante non sono tanto le condizioni cui l’accordo è subordinato, quanto piuttosto il contraente e la tempistica dell’operazione: l’istituto presieduto da Gaetano Miccichè, infatti, si impegna a realizzare il consorzio entro il 13 ottobre, ma si tratta della stessa banca che 10 giorni dopo, il 23 ottobre 2017, dovrà incassare assieme ad altre proprio 50 milioni a titolo di rimborso di un prestito venuto in scadenza. Lo si legge a pagina 25 del bilancio 2016 del Sole 24 Ore, al paragrafo “rischi finanziari”, dove viene evidenziato che il prestito sindacato che andrà rimborsato il 23 ottobre consiste in “una linea di credito di tipo revolving per cassa, di importo complessivo pari a 50 milioni, concessa da un pool di banche al quale partecipano Banca IntesaSanpaolo (la controllante di Banca Imi, ndr), Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Monte dei Paschi di Siena e Credito Valtellinese; Banca Imi ricopre il ruolo di coordinator e di banca agente”. Non è tutto: al rimborso del finanziamento si accompagna anche quello degli “utilizzi di linee di scoperto c/c e hot money al closing dell’operazione di vendita [della quota di minoranza, ndr] di Formazione”, previsto entro fine ottobre. Lo si legge nel documento denominato “Linee guida dell’intervento finalizzato al rafforzamento finanziario e patrimoniale del Gruppo”. In seguito al rimborso dei 50 milioni, agli utilizzi dello scoperto e dei relativi interessi, verrà concessa (presumibilmente dagli stessi istituti) “una nuova linea di credito revolving per cassa di importo adeguato”.

Data la tempistica, sorge il legittimo sospetto che l’aumento di capitale serva di fatto a rimborsare il prestito in scadenza e non al rilancio del gruppo editoriale che a questo punto verrebbe finanziato a debito attraverso la nuova linea di credito revolving. Fonti vicine alla società editoriale fanno però notare che a fine dicembre il gruppo aveva una cassa di 30 milioni e che il fabbisogno finanziario è di circa 5 milioni a trimestre, vale a dire 20 milioni annui. Raccogliendo 70 milioni (50 di aumento e 20 di plusvalenza dalla cessione della quota di Formazione) e rimborsando il prestito in scadenza, gli scoperti di conto corrente e gli interessi per un totale di circa 58 milioni, resteranno comunque in cassa 22 milioni, una cifra più che sufficiente per portare avanti il piano industriale, cui si affiancherebbe in caso di necessità la nuova linea di credito revolving.

Sia come sia, il sentiero è molto stretto e per un rilancio vero – come ammesso dalla stessa Confindustria per bocca dell’industriale bresciano Marco Bonometti – servirebbe molto, ma molto di più sia in termini di risorse, sia sotto il profilo del progetto strategico. La sensazione è che si continui a giocare sul filo perché l’azionista di maggioranza – in difficoltà per tante ragioni, anche di carattere finanziario – non ha alcuna intenzione di perdere il controllo del gruppo editoriale scaricando sui dipendenti l’onere del risanamento. La società ostenta sicurezza e non viene vissuto come un problema il fatto che l’obbligo di abbattimento del capitale per perdite e la sua contestuale ricostituzione venga assolto solo formalmente, per pochi giorni, attraverso il mero transito di nuovo capitale destinato già a rimborsare le banche. Chissà se la Consob avrà qualcosa da dire in merito, dopo che su il Sole 24 Ore, società quotata in Borsa, ha avviato un’ispezione lo scorso ottobre in seguito all’inchiesta della magistratura su falso in bilancio che ha portato – tra gli altri – all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex direttore Roberto Napoletano per false comunicazioni sociali.