Aveva giurato di non aver nulla da nascondere. Aveva replicato a un articolo di Panorama del 19 ottobre dell’anno scorso sulle sue note spese da direttore con poche righe che non lasciavano spazio a dubbi. “Sfido chiunque a trovare una sola ricevuta di un euro di mie spese per feste private addebitate all’azienda e, più in generale, ribadisco che non esistono spese private di nessun tipo messe in conto all’azienda e, più in generale, ribadisco che non esistono spese private messe in conto all’azienda. Le cosiddette spese di rappresentanza non solo ‘non sono mai state pagate fuori da ogni parametro‘ ma sono state sempre da me mantenute in una linea di assoluto rigore e, anzi, molto spesso, come è a tutti noto, me ne sono fatto carico personalmente. Nessun parco auto ma un normalissimo servizio di autista come hanno avuto tutti i direttori del Sole. Su questi temi la mia linea di condotta di una vita professionale è stata e sarà sempre ispirata a principi di onestà, serietà e trasparenza totali”.

A smentire, almeno su un punto, quello del rigore e del rispetto dei parametri, le affermazioni di Roberto Napoletano, ex direttore del Sole 24 Ore indagato nell’inchiesta sui conti del quotidiano finanziario, è la relazione del collegio sindacale dell’editrice di Confindustria per l’assemblea di bilancio degli azionisti. A pagina 9 del documento si legge infatti che anche in seguito a indiscrezioni di stampa i sindaci hanno richiesto un audit specifico sulle note spese dell’ex direttore incaricando della verifica la società di revisione PricewaterhouseCoopers. I primi esiti sono arrivati la settimana scorsa, il 31 maggio, quando è stata presentata un’analisi delle prime risultanze di Pwc che “ha evidenziato scostamenti con particolare riferimento a costi direttamente sostenuti dal direttore e a costi sostenuti dalla Società in favore del direttore, tenuto conto delle procedure e di quanto pattuito contrattualmente per un importo compreso tra Euro 250 ed Euro 300 mila negli anni indicati (2015 e 2016, ndr). Allo stato attuale le analisi sono ancora in corso relativamente alle spese di viaggio i cui importi non sono ricompresi negli ammontari sopra indicati”. Al momento, quindi, i certificatori stimano che Napoletano abbia sforato di ben 250-300mila euro, la somma pattuita per le spese messe a sua disposizione dall’azienda. E la cifra potrebbe aumentare ancora alla luce dell’analisi, ancora da venire, dei costi di trasferta sostenuti dal direttore.

Il primo a far mettere a verbale dagli inquirenti che le spese di Napoletano erano fuori misura era stato l’ex consigliere indipendente Nicolò Dubini per il quale il giornalista “ha speso impropriamente molti soldi della società”. Anche l’ex direttore finanziario Valentina Montanarila aveva parlato di spese eccessive come quando era “stato siglato un contratto con una società di noleggio auto di Roma, Red Carpet, che metteva a disposizione una macchina per il direttore che risultava molto dispendiosa. Anche le spese di viaggio del direttore, a carico della società, erano molto elevate. Insomma, in una situazione in cui occorreva fare dell’economia di spese, queste uscite mi sembravano molto elevate”. Del resto Dubini racconta come l’ex amministratore delegato Gabriele Del Torchio, al suo arrivo, avesse chiesto conto delle spese: “Domanda che non ha mai ricevuto risposta, visto che tali spese non venivano approvate da nessuno. Lo stesso Napoletano si riteneva una figura apicale riconducibile a Confindustria”. Almeno formalmente. Informalmente qualcosa dev’essersi mosso se Del Torchio nel settembre scorso è riuscito a convincere Napoletano a rinunciare al peculiare accordo sulla ragguardevole buonuscita da 2,25 milioni di euro – corrispondente a tre annualità fisse da 750mila euro lordi l’una – che l’allora presidente del Sole, il Cavaliere del Lavoro Benito Benedini, nel febbraio 2015 aveva garantito al direttore in caso di licenziamento senza giusta causa (2, invece, le annualità promesse in caso di cambi in testa all’azionariato dell’editrice, come svelato da Business Insider Italia nelle scorse settimane). In aggiunta, ovviamente, all’indennità sostitutiva del preavviso e al Tfr.

Lo scorso ottobre quando Napoletano ancora era in sella, nonostante fosse stato sfiduciato dai suoi giornalisti, Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore che aveva presentato gli esposti alla società e alla Consob sullo scandalo delle copie gonfiate, aveva chiesto spiegazioni precise su note spese, oltre che sull’andamento delle copie digitali e sul ruolo del direttore nella definizione della politica editoriale, commerciale e di marketing, ma anche di rispondere alla domanda se il suo stipendio fosse legato ai risultati e alla diffusione. Diffusione “drogata”, secondo l’ipotesi del pm Gaetano Ruta, da dati falsi. Napoletano a sua volta aveva replicato che a quelle domande avrebbe voluto rispondere “più di due settimane fa” ma che il Cdr glielo aveva impedito sottolineando che Panorama aveva pubblicato una rettifica “senza replica. Su questo specifico punto e su tutti gli altri sono pronto a rispondere con assoluta tranquillità e senza intermediari, lo farò convocando la redazione a stretto giro”. Spiegazioni però che non sono mai arrivate. Come le dimissioni. Perché il direttore ha accettato di andare in aspettativa solo tre mesi fa dopo che i giornalisti avevano deciso di scioperare a oltranza contro di lui. 

Riceviamo e pubblichiamo:

Leggo con sconcerto che, da indiscrezioni di stampa sulla verifica affidata dalla Società Il Sole 24 Ore a un consulente esterno sulle spese sostenute da me o in mio favore dalla Società, emergerebbero “scostamenti” rispetto a “quanto pattuito contrattualmente” e “tenuto conto delle procedure”. Sono le stesse “indiscrezioni” che circolano da mesi, e che da mesi risultano prive di qualsiasi fondamento: non è mai emerso niente. Ribadisco comunque in proposito la assoluta correttezza e trasparenza del mio comportamento:
 1. tutte le spese da me sostenute sono state fatte esclusivamente in funzione della mia attività di direttore di tutte le testate del gruppo;
 2. il loro ammontare è in tutto e per tutto in linea con gli standard dei miei predecessori nella stessa funzione;
 3. ciascuna spesa è sempre stata verificata e autorizzata dagli organi interni a ciò preposti;
 4. ho sempre rispettato tutte le procedure cui la Direzione è vincolata;
 5. nessuna contestazione mi è stata mai mossa, né prima né dopo la sospensione consensuale della mia funzione, dalla Società, nonostante tutte le verifiche effettuate.
Non mi è dato dunque comprendere a che cosa possano mai riferirsi i pretesi “scostamenti”. Osservo, peraltro, come la frase attribuita al “consulente esterno” sia fortemente ambigua. Per altro verso, prendo atto con soddisfazione del fatto che almeno una verità è venuta a galla: la casa a New York era un’invenzione di chi vuole diffamarmi e infangare la mia immagine. Sono certo che anche tutte le altre calunnie e vergognose illazioni saranno smentite dai fatti.
Roberto Napoletano

La risposta di Gaia Scacciavillani e Giovanna Trinchella

Gentile direttore, come si può verificare dal documento che pubblichiamo di seguito, trattasi non di indiscrezioni di stampa ma di una relazione del collegio sindacale dell’editrice che riferisce quanto rilevato dai revisori di Pwc in un audit sulle sue note spese pagato dal Sole 24 Ore


Aggiornato da Redazione Web alle ore 18.03 del 10 giugno 2017