Le piscine dello scandalo sono rimaste vuote, la municipalizzata Astem naviga in pessime acque e perfino lo storico Circolo dei Nobili di via XX settembre (ribattezzato più democraticamente Circolo di lettura) arrivato a 161 anni di vita non se la passa bene: oggi conta 300 soci circa e si fatica a convincere l’élite lodigiana  – ammesso che ancora esista – a iscriversi, figuriamoci la gente comune. Tra le città italiane chiamate al voto l’11 giugno c’è anche questo paesone di provincia da 50mila abitanti che è rimasto congelato tra due date: il 13 dicembre 2005, quando l’arresto di Giampiero Fiorani spazza via l’ottimismo di banchieri e colletti bianchi della ricca e industriosa borghesia locale e il 3 maggio 2016, quando il sindaco Simone Ugetti, forte del 56% del consenso cittadino, veniva travolto dall’inchiesta sugli appalti per la gestione delle piscine comunali rompendo la tradizione di solide giunte di centrosinistra che dal 1995 in poi governavano ininterrottamente, passando indenni il ventennio berlusconiano. Ecco, dopo un anno un mese e tre giorni e un’infelice esperienza di commissariamento prefettizio la città non ne può più e cerca il riscatto in un dinamismo partecipativo che è come esploso con sette candidati, 19 liste collegate, 586 cittadini in corsa per un posto da consigliere: un candidato consigliere per ogni 58 elettori.

Chi siano, da dove vengano e che possibilità abbiano di conquistare le leve del comando a Lodi è bene farselo raccontare da Erminio Macchioni, un barbiere in pensione col pallino dell’amministrazione cittadina che ha visto passare 12 sindaci sedendo tra i banchi dal lontano 1958. E’ come l’umarell dei bolognesi, ma al cantiere preferisce la sala consiliare al punto che da 60 non si perde una seduta e nessuno oggi conosce meglio la comunità cittadina e soprattutto le vicende del Comune. La smodata passione per la politica, così fuori moda, viene ciclicamente ripresa da quotidiani locali e nazionali. Qualche volta è stato perfino interpellato dalle giunte perché in fatto di atti amministrativi e delibere ne sa più di molti. Segue anche il processo Ugetti perché il Tribunale – s’è visto di recente ma anche nel 95 quando veniva arrestato il sindaco leghista Alberto Segalini – è l’altro palazzo che condiziona la vita cittadina. Il suo pronostico è secco: “Al ballottaggio andranno Carlo Gendarini del Pd e Lorenzo Maggi, il transfugo di Fi che porterà via tantissimi voti al centrodestra”. E’ che a Lodi, dice, “quelli di sinistra vanno a votare con la febbre a 42 e quelli di destra stanno a casa con 37”. In città non escludono un duello tra Gendarini e il candidato del Movimento 5 Stelle Massimo Casiraghi, fotografo e giovane attivista scelto a gennaio con le votazioni online. Già, ma chi siano fuori Lodi nessuno lo sa perché l’unico indiscusso peso politico nazionale da queste parti risponde ancora e sempre al nome di Lorenzo Guerini, ex coordinatore del Pd, già presidente della provincia, per sette anni sindaco nonché padre politico di Uggetti. Lodi resta la sua roccaforte.

“Allora vediamo”, ragiona a voce alta Macchioni, 79 anni e una lucidità non comune. “Conosco Carlo Gendarini che è il candidato del Pd. Fa l’amministratore di un caseificio della famiglia della moglie. Non ha mai fatto politica ma è stato il presidente della Camera di Commercio di Lodi sostenuto anche da Rifondazione. Non se ne può dire male, ma per riabilitare il centrosinistra dopo la sberla di Uggetti forse serviva qualcosa di più”. E uno. Passiamo al secondo candidato. “Doveva essere Lorenzo Maggi che è stato consigliere per anni e anni. Poi siccome quelli di Forza Italia non capiscono un tubo, sono vent’anni che perdono quando teoricamente avrebbero la vittoria in tasca. E’ che sbagliano il candidato”. E allora tocca capire. “Insomma qui lo sanno tutti che Forza Italia e Lega hanno fatto un accordo per cui a Varese, Monza e Lodi si giocano ognuno un candidato. E qui è toccato alla Lega che punta sul segretario cittadino Sara Casanova. Però spiace dirlo ma non ha il fisico: se parla in pubblico non colpisce, non scalda, non arriva”.

Nella corsa per Palazzo Broletto non poteva mancare la quota civica rappresentata dai candidati Luca Scotti e Giuliana Cominetti, insegnante di 60 anni che nel 2013 sfidò Uggetti e poi ruppe col centrodestra. Poi ci sono i Cinque Stelle. “Ecco, a me non sono antipatici anzi solo che il loro candidato Massimo Casiraghi è penalizzato dall’irrilevanza del movimento. Se arrivano a eleggere tre consiglieri possono essere contenti. Hanno in consiglio Luca Degano, che ora è in lista, ma si vedeva che non era maturo perché dopo ogni intervento usciva dall’aula per chiedere ai suoi supporter com’era andato. Il fatto è che i supporter in città sono davvero pochi: quattro gatti ai gazebo”. Corre anche Stefano Caserini (Lista 110&Lodi), 51enne ingegnere ambientale e docente universitario.

I cinque desiderata del più assiduo frequentatore del Comune: “Aprire le piscine che si chiude il buco di Ugetti, la pulizia della città che è peggiorata, il controllo della municipalizzata che la politica ha spolpato e una gestione sensata della presenza di immigrati: qui non c’è  lavoro, non è più la Lodi latifondista del Circolo dei Nobili, quasi non c’è più quella industriale e anche i banchieri hanno fatto il loro tempo”. Ludesan ien larg de buca e street deman, dice l’adagio. “Ecco, vale anche per la politica: se ne parla tanto, è ora che qualcuno la faccia”. Dopo tutti gli schiaffi hanno risposto in 568.