È il giorno delle analisi e delle ricostruzioni in Grecia, dopo l’atto terroristico contro l’ex premier ed ex governatore della Banca di Grecia, Lukàs Papademos, rimasto ferito nella sua auto dallo scoppio di un plico bomba. Il banchiere, dopo un intervento chirurgico durato tre ore, dovrebbe uscire in serata dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale Evangelismos di Atene, dove sono stati in visita quasi tutti i membri del governo e delle opposizioni.

L’antiterrorismo, che sta setacciando non solo gli uffici di Papademos ma i quartieri ateniesi più a rischio (come Exarchia) sta moltiplicando in queste ore sforzi e incroci di informazioni per capire come sia stato possibile che nessun controllo abbia rivelato la presenza della bomba nella busta. La posta, hanno più volte osservato gli investigatori nei conciliabili, era stata controllata dai metal detector prima di arrivare sulla scrivania di Papademos e poi dalla scorta che, abitualmente, tasta i pacchi prima di consegnarli. Scorta che, nell’ultimo anno, è calata da 12 agenti a 8. Per cui è chiaro che i sospetti sono su una falla oppure, aggiunge sotto voce qualcuno, su un velato disimpegno. Dopo i tre memorandum applicati dal 2012 ad oggi i poliziotti guadagnano 700 euro al mese e molti di rischiare la pelle non se la sentono più.

Un quadro a cui vanno sommati altri elementi che avranno un peso specifico nell’economia delle indagini. Secondo alcune ricostruzioni, i nuclei di fuoco che hanno firmato anche le buste bomba inviate lo scorso marzo a Berlino e Parigi, e gli incappucciati che stanno tornando a devastare Atene con le molotov, erano simpatizzanti di Syriza quando questa era un semplice movimento di protesta. E, in buona sostanza, la affiancavano in occasione delle manifestazioni di piazza e degli scioperi contro la troika. Ma oggi, ammette qualche investigatore, si stanno rivoltando contro questo governo, il cui leader un tempo era amico. È questa la ragione che avrebbe spinto il premier a dare l’ordine di non reprimere poi troppo le iniziative simili, per non inasprirli ancora di più. Ma con il risultato che l’escalation di guerriglia ad Atene e ora dei pacchi sta diventando incontrollata: da ieri i servizi greci sono mobilitati per timore di altri pacchi simili.

Questo nucleo si muove come i terroristi di 40 anni fa: senza cellulari né social per timore di intercettazioni, ma comunicano con pizzini e simboli. Uno scenario tra l’altro raccontato in un libro 40 anni fa, dallo scrittore greco Yorgos Theotokàs, nel suo fantasy “La profezia delle campane” (appena tradotto in italiano e inglese dalla ETP books) dove il protagonista era proprio il governatore della Banca di Grecia e che di fatto anticipava la crisi del debito, delle banche e del crollo sociale. Un passaggio, quello del rapporto tra fallimento delle politiche di austerità e inasprimento della tensione, che ha trovato spunto, prima dell’attentato di ieri, in un post pubblicato sul blog ellenico Antinews che, quattro ore prima, di fatto aveva previsto la bomba a Papademos. Con il titolo “Perdono il terreno sotto i loro piedi” il post osservava che “il leone ferito è più pericoloso perché è capace di tutto: serve un fatto che porti caos, un attacco terroristico, o qualcosa che possa causare scosse a livello nazionale e metta a dormire il mondo”.

Colpisce la concomitanza del post che sottolinea il “fallimento della pseudosinistra di Tsipras che si è trasformata in amica dei potenti che va bilanciata col caos”. E si scaglia contro lo stesso premier e il suo ministro dell’economia Tsakalotos, raccontando che i deputati di maggioranza sarebbero stati costretti a votare la scorsa settimana le nuove misure, anche perché sanno di non essere rieletti in quanto Syriza sta crollando nei sondaggi. Alcuni non escluderebbero il “sacrificio umano”, cioè le dimissioni del ministro delle Finanze Tsakalotos, così come fatto due anni fa con Varoufakis mentre altri parlamentari sarebbero stati visti imprecare nei confronti del primo ministro in colloqui individuali.

Il blog punta l’indice contro il governo che, avendo disatteso esigenze sociali basilari, ha prodotto la rinascita dei gruppi antiautoritari, quegli stessi che erano lo zoccolo duro di Syriza quando era al 3%. E ancora: Atene è nel caos perché di fatto ogni due giorni nel quartiere di Exarchia ci sono nuovi scontri tra Polizia e incappucciati. Sarebbe stata la tolleranza di Syriza verso qui gruppi che nel 2012 scendevano a fiumi in piazza Syntagma ad aver prodotto l’aumento degli scontri, esacerbati oggi dalla convinzione che dopo tre memorandum il paese stia peggio e lasciato a se stesso nell’indecisione dell’Europa.

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