Non bastavano i tagli alla sanità pubblica ellenica contenuti nei tre memorandum che, di fatto, rendono una vera e propria odissea curarsi in Grecia. Ora ci si mette anche la sforbiciata alla sicurezza e ai turni di guardiania nei nosocomi ad apparecchiare il banchetto per furti e ruberie di ogni genere. L’allarme negli ospedali greci è scattato dopo le prime sottrazioni di attrezzature: all’inizio dell’anno scorso a sparire erano stati piccoli apparecchi come defibrillatori e maschere per ossigeno, garze sterili, lenzuola e cerotti per le medicazioni.

Ma ben presto i ladri sono passati a obiettivi più sostanziosi, come gli apparecchi per effettuare esami specialistici, lasciando i medici senza possibilità di effettuare gli esami richiesti dai pazienti che, o attendono mesi, o sono costretti a rivolgersi a strutture private. Un altro colpo quasi mortale a quella sanità pubblica già zavorrata da sei anni di crisi economica.

La denuncia arriva dal sindacato Poedin, la Federazione ellenica dei Lavoratori negli ospedali pubblici che ha analizzato 32 tra ospedali e centri sanitari in tutto il paese, riscontrando come in sei anni di protettorato della troika il budget per la sicurezza negli ospedali sia calato del 50%, colpendo numero di personale impiegato e quantità di ore disponibili. Nel frattempo il finanziamento complessivo alle strutture ospedaliere è sotto il 6% del Pil, così come imposto dal secondo memorandum della troika, fino alla soglia del 5%.

La sicurezza negli ospedali ellenici, quindi, ha subito una sforbiciata pari alla metà della dotazione, tra personale e strumenti. Dopo la rapina a Aghios Savvas della scorsa settimana, altri tre ospedali sono stati presi di mira durante il fine settimana nella Grecia centrale: Larissa, Lamia e Volos. Centri in cui la criminalità organizzata raramente ha fatto registrare in passato episodi del genere e dove fino a pochi anni fa i cittadini lasciavano ancora le auto aperte sotto casa.

A Larissa nell’ospedale universitario che serve un discreto bacino di utenti (comprendendo anche i 35 comuni del monte Pellion) sono state sottratti due apparecchi per colonoscopia e due per gastroscopia, del valore di 15.000 euro. Ma con la beffa che il costo per l’acquisto dei nuovi è stimato in 80.000 euro. E proprio a causa della riduzione del budget per tutti i nosocomi del Paese c’è il rischio concreto che servano mesi prima che l’amministrazione avalli l’acquisto.

A Tripoli ci sono solo sei addetti alla sorveglianza dell’ospedale che serve gran parte del Peloponneso, quindi nessuno può permettersi il lusso di ammalarsi. A Kalamata ci sono cinque addetti permanenti e altrettanti part time, a Ioannina, nonostante siano impiegati nove agenti di un’agenzia privata, continuano a sparire auto e moto dal parcheggio. A Serres ci sono solo tre custodi, mentre egli ospedali di Naousas, Florina, Trikala, Lamia, Larissa, Amfissa, Kimi e Kilkis nessuno.

L’Ospedale Achillopouleio a Volos ha denunciato furti di attrezzature per 30.000 euro, mentre i funzionari del Lamia Hospital lamentano il furto di un apparecchio per le diagnosi broncopolmonari, oltre a due per colonscopia e altrettanti per gastroscopia. I casi più rilevanti sono segnalati al nosocomio San Saba ad Atene, e all’Ippokratis di Salonicco che ha una capacità di 700 posti letto, ma che ha al momento solo tre sorveglianti agli ingressi, tre portieri e 12 agenti di sicurezza privati. Con l’incapacità di presidiare le sale con le attrezzature.

Anche il personale medico e paramedico, al pari dei pazienti, subisce furti in quantità. L’Ippokratis allo scorso dicembre non aveva ancora ricevuto circa 200 milioni di fondi promessi e ad oggi l’unica entrata “sicura” sono le offerte che i pazienti e i loro famigliari lasciano per le candele e i ceri che si accendono alla statua della Madonna presente nei corridoi. Senza dimenticare la spada di Damocle che pende su chi si ammala oggi in Grecia: le liste di attesa per interventi chirurgici che solo a Salonicco raggiungono i 12 mesi per mancanza di attrezzature o semplici garze sterili.

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