La prima udienza, il 1 dicembre 2015, fu rinviata perché c’era una astensione indetta dal sindacato degli avvocati. E fu rinviata anche la seconda (3 marzo 2016, per impedimenti di avvocato e imputato) e la terza (5 maggio, perché l’imputato era capolista alle elezioni amministrative). Il destino del processo a Roberto Maroni, imputato, assieme ad altri, per le ipotizzate pressioni per far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici, probabilmente era segnato dalla nascita. Perché non solo i giudici sono riusciti a dichiarare l’apertura del dibattimento solo 10 mesi dopo la prima convocazione, ma hanno dovuto rinviare quasi la metà delle 22 udienze convocate: dieci udienze. E così – tra un legittimo impedimento e un persistente mal di schiena dell’unico difensore del presidente della Lombardia – sono saltate tutte di fila le ultime cinque udienze del dibattimento. Probabilmente un cruccio per il governatore leghista che aveva chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato. Oppure un regalo visto che una condanna innescherebbe la legge Severino e l’immediata decadenza dalla poltrona del Pirellone. Uno dei due reati contestati al governatore leghista, ovvero l’induzione indebita (l’altro è turbata libertà nel procedimento), prevede in caso di verdetto di responsabilità la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche.

L’udienza è saltata anche oggi. E questa volta non per un impedimento per motivi di salute dell’avvocato Domenico Aiello, che quando non era malato ha dato battaglia all’accusa con la presentazione di eccezioni e anche una richiesta di ritorno alla chiusura indagini, ma per l’incompatibilità dell’avvocato Lapo Becattini, legale d’ufficio nominato al suo posto alla scorsa udienza proprio per proseguire il dibattimento bloccato dallo scorso 16 marzo. Il 5 maggio scorso, infatti, i giudici hanno inviato una visita fiscale al difensore, per poi decidere il giorno dopo che i problemi di salute fossero un “episodio tipico e ricorrente della patologia in atto” e non avessero il carattere dell’imprevedibilità. Inoltre i giudici avevano rilevato che il legale non aveva nominato, come richiesto e nonostante ne “avesse l’onere”, un sostituto “adducendo argomentazioni non documentate e comunque inidonee a giustificare l’omessa nomina”. Per questo, citando anche il “dovere di leale collaborazione tra le parti e il Tribunale”, i giudici avevano respinto l’istanza di rinvio e dato appuntamento per 18 maggio, lasciando il tempo al legale nominato d’ufficio di leggere tutti gli atti dell’inchiesta per assicurare un’adeguata difesa a Maroni. Ma Becattini, nel chiedere la sua sostituzione, ha spiegato al Tribunale di aver scoperto otto giorni fa “un conflitto di interessi in merito all’incarico” poiché la sua socia di studio difende tre imputati al processo sul cosiddetto caso Ilspa nel quale la Regione, rappresentata dall’avvocato Aiello, è parte civile. Il difensore d’ufficio ha aggiunto di aver consultato il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati il quale, dopo essersi riunito, nel pomeriggio dello scorso 12 maggio ha stabilito “la mia incompatibilità”. Il giorno dopo la dichiarazione scritta è stata depositata al collegio.

I giudici di Milano hanno parlato di “stasi processuale” dovuta alla “perdurante assenza ingiustificata” di un difensore per il governatore della Lombardia e nell’ordinanza, con cui hanno rinviato, hanno fatto presente che Aiello non ha presentato legittimo impedimento e non ha nominato un sostituto, “non ottemperando” così ai ripetuti “inviti” del collegio. Dovrà essere nominato un nuovo avvocato d’ufficio che sia pronto per il 15 giugno. Pronto, ma soprattutto compatibile perché la Regione attualmente parte civile in moltissimi processi tra cui quello delle spese pazze dei consiglieri regionali, in un processo per morti causate dall’amianto, in quello in cui è imputato l’ex assessore Guarischi per corruzione, nel giudizio per i contratti fantasma. L’incompatibilità del prossimo avvocato d’ufficio del governatore, in attesa della guarigione di Aiello, è in agguato. Nel caso andasse male il 15 giugno, ci sarà speranza il prossimo 6 luglio ultima udienza prima della pausa estiva. All’accusa mancano tre testi poi si potrebbe iniziare a esaminare gli imputati. Il FattoQuotidiano.it voleva chiedere a Maroni se vive con disagio la condizione di imputato eccellente (essendo presidente di Regione) in un processo delicato (la condanna lo farebbe decadere) senza la tutela del suo difensore di fiducia e non pensasse che, in ossequio alla Costituzione, avesse diritto a una ragionevole durata del processo. Ma, tramite la portavoce Isabella Votino, la risposta è stata “no comment”. Il processo non si prescriverà prima del 2023, ma la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2018 inizierà molto prima.