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Antonelli campione, il più grande sogno italiano è stato realizzato grazie ai tedeschi

Il 20enne bolognese riporta l’Italia sul tetto della Formula 1 dopo 73 anni. Un talento che la Mercedes ha saputo coltivare sotto gli occhi della Ferrari
Antonelli campione, il più grande sogno italiano è stato realizzato grazie ai tedeschi
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Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Dopo 73 anni un italiano torna davanti a tutti, per la prima volta dai titoli di Alberto Ascari. A vent’anni, al secondo anno in Formula 1, Antonelli ha realizzato qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile quanto vedere un italiano vincere Wimbledon.

Viso ancora spensierato, capelli ricci e quello sguardo furbo che tradisce l’anima bolognese. Antonelli sembra destinato a riportare il motorsport al centro delle abitudini domenicali degli italiani, come era stato un tempo con le vittorie di Valentino Rossi in MotoGp e con i successi a ripetizione di Michael Schumacher con la Ferrari. Ecco il punto. Da un tedesco che vinceva sulla Rossa di Maranello a un italiano che trionfa con la macchina tedesca per eccellenza, la Mercedes.

Per decenni il massimo desiderio dell’appassionato di Formula 1 è stato vedere un pilota italiano diventare campione del mondo con la Ferrari. Il non plus ultra della goduria, un sogno proibito, un’utopia. Che almeno per ora rimane tale. E non certo per responsabilità di Antonelli.

Semmai è una responsabilità della Ferrari, che non soltanto non dispone (da due decenni) della monoposto capace di vincere il Mondiale, ma anni fa non seppe neppure inserire nella propria Academy il talento italiano più luminoso, colui che oggi è diventato il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1. A undici anni Antonelli non fu preso in considerazione perché la struttura non era ritenuta adatta a seguirlo. Alla stessa età, però, Lance Stroll entrò nell’Academy.

La Mercedes fece la scelta opposta. Toto Wolff chiamò Antonelli quando aveva undici anni, lo inserì nel proprio programma, ne seguì la crescita e poi ebbe il coraggio di affidargli una monoposto di Formula 1 appena maggiorenne. Per Antonelli è stata sicuramente una fortuna finire in Mercedes e nessun può prevedere quale sarebbe stata la sua carriera se si fosse vestito di rosso quando era ancora un bambino.

Questa quindi non è la storia di un rammarico. È tutto facile col senno del poi. Resta però un dato di fatto. In Italia continuiamo a interrogarci sulla nostra incapacità di ascoltare i giovani, di saperli valorizzare: vale per la società e per lo sport nazionale, il calcio. A valorizzare il più grande talento italiano nella storia della Formula 1 sono stati una scuderia tedesca (Mercedes) e un team principal austriaco (Toto Wolff).

Antonelli è campione del mondo e ha interrotto un’attesa durata 73 anni. La festa italiana può e deve cominciare. Da domani resterà una domanda molto semplice: perché il più grande obiettivo dell’automobilismo italiano è stato realizzato dai tedeschi? Forse è semplicemente il segno dei tempi. La Ferrari non è più da tempo un’eccellenza in Formula 1. Mentre, come successo in altri sport, un giovane italiano è diventato eccellenza seguendo la sua strada.

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