Si prestano ad Atene altri 7 miliardi, ma poi Atene ne deve 7,4 ai creditori. Un macabro gioco dell’oca (ma non si può chiamarli strozzini, però) con al centro quel minuscolo granello di sabbia che ha, più volte, rischiato di far inceppare la grande macchina dell’euro e dell’Unione europea. La Grecia vota le nuove misure di austerità: tagli alle pensioni, nuove tasse, privatizzazioni ancora da pesare davvero, con la speranza di far registrare un piccolo passo in avanti che le consentirà qualche bonus umanitario, ma solo a partire dal 2019. Un affarone, di quelli che capitano assai di rado.

E’iniziata, in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dalle maggiori sigle sindacali, la plenaria del Parlamento ateniese per analizzare e votare il nuovo pacchetto di misure chiesto dalla Troika e avallato dal premier Alexis Tsipras. I nuovi pensionati greci non potranno cumulare gli assegni, ma la prescrizione sarà valida solo per loro: deputati e magistrati saranno esentati dalla nuova stretta “eurosiryzea”.

Il disegno di legge chiamato “polinomoskedio” contiene anche il nuovo libro paga speciale per le Forze Armate, al fine di tagliare anche in quel settore. Dimenticando, forse, che da oggi a un poliziotto che prende 800 euro rischiando la pelle non si potrà più chiedere un lavoro investigativo supplementare, come è accaduto in occasione dell’emergenza migranti, degli arrivi massicci di Captagon e Tramadol (pastiglie usate dagli adepti dell’Isis) nel porto del Pireo, della tratta dei minori sempre più rigogliosa anche grazie ai flussi migratori, del contrabbando di eroina che lo scorso anno ha fatto registrate un sequestro record proprio al Pireo: con la tragica coda di un processo afono, perché sono morti i testimoni chiave, tra cui il comandante del cargo.

Un po’come accade alle ambulanze: giorni fa ad Atene, in occasione di una chiamata notturna, un incredulo paziente cardiopatico si è sentito rispondere: “Meglio che si cerchi un taxi”.

Piazza Syntagma, intanto, si rianima tanto all’esterno quanto all’interno. Con lo slogan “Le bugie sono finite” la Federazione delle Forze Armate si unisce a tutte le sigle sindacali, anche quelle che in passato hanno fatto il tifo per Syriza e che oggi ammiccano al partito comunista KKE, guidato dall’arcigno Dimitris Koutsoubas, integralista, che è dato dai sondaggi terzo dietro Nea Dimokratia e Syriza. Tutti gli organismi scientifici e gli ordini professionali non hanno fatto mancare inviti a partecipare: siamo al IV memorandum, dicono, e di miglioramenti non se ne vedono.

Da oggi incrociano le braccia praticamente tutti: treni suburbani, metropolitana, autobus urbani, marittimi, controllori del traffico aereo, medici pubblici, dipendenti pubblici. Uno stop come non lo si vedeva dai tempi del duo Tsipras-Varoufakis e del referendum quando, in una torbida estate, davvero Atene ridivenne il centro del mondo.

Ma solo per pochi giorni.

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