Dieci anni dal terremoto di Amatrice, la commemorazione di Mattarella: “La ricostruzione va ultimata velocemente, non si può aspettare”
Erano da poco passate le 3.36 quando l’allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle televisioni che la sua città non esisteva più. Da allora sono passati dieci anni e oggi ad Amatrice si ricordano le persone morte a causa del terremoto di magnitudo 6 che nel 2016 colpì i territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Decine i borghi devastati: oltre Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e tanti altri centri abitati dell’Appennino centrale. In tutto i morti sotto le macerie furono 299. “La devastazione di Amatrice costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio”, ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La giornata di commemorazione è iniziata ad Amatrice, simbolo della tragedia del sisma, con una fiaccolata silenziosa, accompagnata da centinaia di rintocchi di campana, uno per ogni vittima. Poi, nel pomeriggio, la messa solenne officiata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, alla presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e di tutte le autorità regionali e locali. L’elicottero con a bordo la presidente del Consiglio è atterrato pochi minuti prima delle 16.30 ad Amatrice. Meloni, come prima tappa, ha raggiunto il memoriale che ricorda le vittime del sisma.
Il messaggio del presidente della Repubblica: “Accelerare ricostruzione”
“Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia – prosegue il capo di Stato -. I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione”. “Così – scrive ancora Mattarella – come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato – aggiunge il capo dello Stato – un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza”. “In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo – conclude – la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”.
Meloni sui social: “Troppi rinvii e false partenze”
In attesa di recarsi alla messa di commemorazione ad Amatrice, la presidente del Consiglio ha affidato il suo ricordo ai social: “Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante – prosegue Meloni – l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo – conclude – rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale”.