Domenica qualche spettatore degli Internazionali di Roma guardando il match tra Fabio Fognini e Matteo Berrettini avrà provato uno strano senso di disorientamento, quasi non riuscisse a distinguere le diverse dimensioni del tempo. Una discronia dovuta non al sole accecante di un weekend romano. E nemmeno all’emozione di una partita tutt’altro che indimenticabile. Ma per un’ora o poco più è stato come se presente e futuro del tennis italiano si incrociassero per caso sul centrale del Foro Italico. Per dire tanto sullo stato attuale del nostro movimento, e lasciare qualche piccola speranza per il domani.

Il nome di Matteo Berrettini suonerà sconosciuto a molti: 21 anni compiuti da poco, numero 250 del mondo, al debutto assoluto in un torneo Atp, in effetti non è proprio un giocatore di primissimo piano. Eppure questo ragazzone romano, che viene dal potente Circolo Aniene di Giovanni Malagò (e non a caso ogni sua uscita viene accompagnata dalle presenze della Roma bene), da solo rappresenta una bella fetta del futuro della racchetta italiana. Solo negli ultimi sei mesi ha guadagnato 200 posizioni nel ranking mondiale, ha fatto buoni risultati a livello challenger (la fascia di tornei immediatamente sotto il circuito dei big), ha anche già battuto giocatori di categoria superiore come il francese Lestienne o il tedesco Marterer. È un tennista atipico rispetto alla tradizione azzurra: alto più di un metro e novanta, dotato di un ottimo servizio, gioca all’attacco, prende la rete, fatica da fondo. Pare più adatto alle superfici veloci che a palleggiare sulla solita terra rossa, come più o meno tutti gli italiani degli ultimi vent’anni.

Nel panorama asfittico del movimento attuale, in cui il miglior azzurro è stato a lungo il 35enne Paolo Lorenzi, e non si incontra un under-25 nei primi 150, lui (classe ’96 in ascesa, con ampi margini di crescita) è senz’altro uno dei prospetti a cui guardare con maggiore attenzione. Per questo, tra esperti e addetti ai lavori, c’era una certa curiosità per il suo debutto nel Master di casa, una grande occasione che si è guadagnato vincendo una delle tre wild-card messe in palio dal torneo di pre-qualificazioni. Il destino (o meglio il sorteggio) lo ha voluto mettere di fronte a Fabio Fognini, che da una decina d’anni, tra alti e bassi, exploit, follie e occasioni mancate, tira comunque avanti la carretta del nostro tennis.

L’impatto tra il sogno del ragazzino che si affaccia per la prima volta sul palcoscenico del grande tennis e la carriera del campione è stato durissimo. Il punteggio nel primo set è stato impietoso, in tutta la partita non c’è quasi mai stata storia (6-1, 6-3). Anche nel secondo parziale Berrettini ha provato ad aggrapparsi al suo buon servizio, ha tenuto un pochino e poi si è consegnato alla sconfitta del pronostico. I limiti sono apparsi evidenti: rovescio ancora inadeguato, fatica a tenere gli scambi prolungati, problemi negli spostamenti laterali. A certi livelli un ottimo servizio e un buon diritto (ma solo a patto di giocarlo coi piedi ben piantati nel terreno) non bastano, perché gli avversari ti rispondo forte fra i piedi e giocano in maniera sistematica sulle tue tante debolezze.

Però la sfida impari ha confermato anche che qualcosa di buono in questo ragazzone c’è. Il servizio e il diritto, certo. Ma pure una buona sensibilità di mano, sotto rete e in un paio di smorzate  da fondo campo. E poi la testa giusta, la capacità di lottare anche nelle difficoltà. Certo, a quell’età se non si è fenomeni veri è più facile perdersi che confermarsi: nel 2016 agli Internazionali di questi tempi ci eravamo entusiasmati per Sonego che quest’anno non si è neanche qualificato. La strada da fare è lunga, lo ha ammesso lui stesso: “Mi sono sentito molto lontano, specie nel primo set mi sembrava che Fognini fosse un giocatore di un’altra galassia”. Di un altro tempo. Presente e futuro del tennis italiano, appunto. Solo che il presente non durerà in eterno. E il futuro è ancora molto lontano. Speriamo arrivi presto, che sia questo Berrettini o meno. Perché quando non ci sarà più Fognini per tutto il movimento saranno dolori.

Twitter: @lVendemiale