Batte forte al servizio, prova sempre a dominare lo scambio. E ha un “grande cuore, come il Toro”, racconta lui, ricordando la sua passione per il calcio e il suo passato da attaccante nelle giovanili granata. Così Lorenzo Sonego, 21 anni domani, ha conquistato il pubblico degli Internazionali di Roma 2016, pur perdendo al primo turno contro il portoghese Joao Sousa, cui cedeva quasi 300 posizioni nel ranking. Dire che è nata una stella sarebbe eccessivo: tanti si perdono sulla strada del professionismo e una partita non fa primavera. Ma l’immagine del ragazzino piemontese che esce dal campo nella standing ovation del pubblico resterà la foto azzurra di questi Internazionali.

Era da anni che il Foro Italico non si entusiasmava così per un volto nuovo del nostro tennis. Forse addirittura dal 2003, anno in cui un giovane Filippo Volandri, entrato in tabellone con una wild-card, riuscì a spingersi addirittura fino ai quarti di finale. La corsa di Sonego si è interrotta molto prima. E anche nel 2015 c’era stato il sorprendente successo di Matteo Donati contro Santiago Giraldo. Ma senza nulla togliere al collega azzurro, Sonego (già ribattezzato “Lollo” dal pubblico romano) nel match contro Sousa ha trasmesso qualcosa di diverso e di più intenso. Un po’ per il fascino dell’underdog (partiva dalla posizione 333 del ranking mondiale, la più bassa dell’intero tabellone 2016), soprattutto per il modo in cui è stato in campo per una maratona di quasi tre oreTradito da Fognini, senza grandi talenti all’orizzonte, il tennis italiano ha scoperto un nome nuovo da seguire per il futuro.

Classe ’95, nato a Torino di cui è grande tifoso, è arrivato tardi sotto rete. “Fino a 10 anni non sapevo neanche cosa fosse una racchetta”, racconta. “Giocavo a calcio nelle giovanili del Torino, ero un attaccante. Vestire la maglia della mia squadra del cuore era tutto per me”. Una passione che continua ad accompagnarlo adesso che ha deciso di fare il tennista per davvero “Nei momenti difficili del match mi aiuta il cuore Toro”. È successo anche a Roma, nelle prequalificazioni e nella partita di esordio contro il portoghese Joao Sousa (uno che la settimana scorsa a Madrid ha fatto sudare Nadal), dove ha rimontato da situazioni disperate, arrivando fino a due punti dalla vittoria, prima di cedere per stanchezza di fronte alla maggior esperienza dell’avversario. La sconfitta lascia in dote punti preziosi nella classifica Atp, dove è in ascesa: era n. 811 a inizio 2015, ora potrebbe presto entrare nei primi 300. Più una consapevolezza forte: “Adesso so che posso giocarmela con tutti”.

Lui è modesto e ambizioso al contempo: lotta su ogni punto, anche quelli che sembrano persi, ma vuole comandare lo scambio. Fa quasi tenerezza, catapultato nel mondo dei grandi, ma non ha tremato nel tempio del tennis azzurro. “Per me giocare al Foro o altrove non fa differenza. È chiaro che il Pietrangeli è meraviglioso, ma io penso solo a vincere”. È un giocatore diverso da quelli che l’Italia si è abituata ad avere nell’ultimo decennio: ha un ottimo servizio, dall’alto del suo metro e novanta. I suoi colpi migliori sono proprio la battuta e il diritto, si ispira al francese Tsonga. Ama spingere e non ha paura di attaccare: “Da due anni col mio maestro cerchiamo di stare più dentro al campo: prima aspettavo l’errore dell’avversario, ora cerco di costruirmi il punto”. Può migliorare a rete, dove non scende abbastanza e si spinge più con coraggio che con cognizione di causa. E sulla seconda, molto regolare ma troppo molle. Il resto lo farà l’abitudine a competere a certi livelli: contro Sousa era stremato alla fine e anche questo ha fatto la differenza. “Devo allenarmi di più per arrivare fresco al terzo set”.

Dice di preferire la terra rossa come superficie, ma le sue caratteristiche tecniche e fisiche lasciano intravedere anche una buona duttilità: “Quando ho giocato sul veloce mi sono trovato bene. Ancora non so che tipo di giocatore sono”, ammette. Ed è proprio questo di lui che fa sognare: quel viso imberbe quasi da adolescente, quel fisico così esile ancora tutto da costruire. A 20 anni Lorenzo Sonego può diventare qualsiasi cosa. “Sousa a fine partita è stato gentile, mi ha detto che ho un futuro davanti e farò una grande carriera”. L’Italia del tennis lo spera.

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