Via il preservativo durante il rapporto sessuale. È un diritto dell’uomo diffondere il proprio seme. Si chiama “stealthing” ed è una tendenza sessuale di cui si sta parlando molto in questi giorni sul web grazie all’approfondita analisi pubblicata dal Columbia Journal of Gender and Law. Sulla rivista redatta da studentesse della celebre facoltà universitaria newyorchese, che si dedica al dibattito e alla consapevolezza delle nuove forme di femminismo contemporanee, è apparso un saggio scritto da Alexandra Brodsky. “La rimozione non consensuale del preservativo durante il rapporto sessuale espone le vittime a rischi fisici della gravidanza e a malattie”, c’è scritto nell’abstract della ricerca. “Ed è vissuto da molte donne come una grave violazione della propria dignità e autonomia”. Se tra i due partner occasionali, ma anche formalmente legati da vincoli legali di qualche sorta, non c’è consenso, spiega la Brodsky, si può considerare una possibile violazione del diritto penale, civile, e contrattuale. “Uno degli obiettivi di questo articolo è stato quello di fornire un vocabolario e di creare per le persone alcune modalità di dibattere di questa esperienza molto comune che troppo spesso viene liquidata soltanto come ‘cattivo sesso’ invece di vera e propria ‘violenza’ ”, ha sottolineato l’autrice all’Huffington post. L’analisi si con il caso di Rebecca, una dottoranda che lavora come aiuto psicologico ad una linea telefonica per le vittime di violenza e stupro. La ragazza si è accorta che negli ultimi tempi stava ricevendo sempre più chiamate di donne rimaste vittime di “stealthing”. Rebecca stessa ha raccontato alla Brodsky di aver sperimentato su di sé la pratica per via di una scelta non consensuale voluta dal suo ex fidanzato. “Le loro storie iniziano tutte allo stesso modo, tutte dicono ‘non sono sicura che questo sia uno stupro”, – ha affermato la dottoranda-, “tutte si sono sentite violate, ma non avevano un ‘vocabolario’ per poter esprimere quello che avevano vissuto”.

Oltre al rischio di potenziali ripercussioni di malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS, le vittime provano anche sentimenti di confusione e vergogna simili a quelli delle vittime di altri tipi di violenza sessuale. Una ragazza, la cui testimonianza è stata raccolta dal centro d’ascolto dove lavora Rebecca, ha definito l’atto di stealthing come qualcosa di “adiacente alla violenza”; un’altra invece ha parlato della sensazione di essersi sentita “fregata”. “Le vittime descrivono la rimozione non consensuale del preservativo come una minaccia per la loro salute e come affronto alla loro dignità. È come se qualcuno dicesse loro ‘Non hai il diritto di prendere le tue decisioni sessuali. Non sei degna della mia considerazione’ ”, afferma la Brodsky che, per porre rimedio ad una situazione drammaticamente attuale propone di attuare una “normativa” ad hoc per reati di questo genere. A gennaio 2017 un tribunale svizzero ha condannato un uomo di stupro per essersi tolto il condom senza dire nulla alla partner. La Corte ha sentenziato che la donna avrebbe detto di no a quel rapporto sessuale se avesse saputo che l’uomo aveva intenzionato di toglierselo.