Li avevamo lasciati 19 anni fa, in quell’ultimo campionato di Serie B. Ma in fondo anche prima, alla stagione 1994/1995 che chiuse l’epopea di Zemanlandia con la retrocessione immediata dopo l’addio del boemo. Da allora una vita di nulla e di tante delusioni: un paio di retrocessioni consecutive, un fallimento, l’incubo del dilettantismo, una promozione, la lenta risalita, una caterva di finali e semifinali playoff perse. Ma i tifosi rossoneri, e non solo loro, non hanno dimenticato. Bentornato in Serie B, Foggia: il calcio italiano ritrova una squadra di provincia che ha scritto un piccolo pezzo della sua storia.

In Serie A, a cinque giornate dalla fine, ormai non succede niente degno di nota: la Juventus vince le partite come amichevoli infrasettimanali contro rappresentative locali, le milanesi perdono clamorosamente ma pure questa non è più una notizia, persino in coda non cambia nulla con i sorprendenti successi paralleli di Empoli e Crotone. Così bisogna allargare lo sguardo per trovare qualcosa di interessante: scendere non di una (la Serie B attende il trionfo della Spal ed i playoff per accendersi), ma di due categorie per trovare qualche emozione. La Lega Pro saluta le sue piazze migliori che dall’anno prossimo cercheranno fortuna fra i cadetti: dopo 19 anni di calvario il Foggia è tornato in Serie B con due giornate d’anticipo, grazie al pareggio sul campo del Fondi e alla contemporanea sconfitta casalinga dei “cugini” del Lecce contro il Messina. Non è l’unica “nobile decaduta” a rinascere: una settimana fa era toccato al Venezia di Pippo Inzaghi e del presidente americano Joe Tacopina, presto il girone A promuoverà una fra Cremonese e Alessandria, che pure mancano da troppo dal palcoscenico cadetto.

Oggi, però, la festa è tutta del Foggia. Ed è una festa speciale, perché ha un sapore di rivalsa e divertimento. È la rivincita innanzitutto di una città un po’ sfortunata, sempre in coda alle classifiche di qualità della vita, con una reputazione non invidiabile (“fugg’ da Fogg”, si dice ovunque) con cui convivere e scherzare, capoluogo senza mare di una Regione con quasi 900 chilometri di costa. È la rivincita anche della sua squadra, che probabilmente avrebbe meritato questa gioia molto tempo prima e che invece ha collezionato delusioni in serie: esattamente 10 anni fa la promozione sfumata all’ultimo secondo dello spareggio con l’Avellino, l’anno scorso la beffa contro il Pisa dopo la splendida cavalcata con De Zerbi in panchina, che aveva fatto sognare il ritorno del “Foggia dei miracoli”. È la rivincita anche di Giovanni Stroppa, l’allenatore che ha raccolto la sua eredità e completato con un anno di ritardo l’impresa, troppo presto bollato come finito dopo gli esordi da predestinato e lo sfortunatissimo (forse anche prematuro) debutto in Serie A con il Pescara. Questa sarà la sua vera occasione.

“Giovannino” è uno dei fili conduttori che legano passato, presente e magari pure futuro di questa storia. Centrocampista dai piedi buoni che ha vinto un’intercontinentale col Milan ma ha espresso veramente il suo talento solo con Zeman, pupillo del boemo in campo e suo seguace in panchina: la promozione è il frutto dei 67 gol realizzati, di un calcio sempre all’attacco, di un 4-3-3 che da quelle parti non hanno mai dimenticato. Perché quando dici Foggia continui a pensare a Zemanlandia: una formazione che ha fatto entusiasmare migliaia di tifosi e ha scritto una delle parentesi più belle del nostro calcio. Giovani, spettacolo, emozioni: un’utopia calcistica, più che una semplice squadra. Per questo ritrovare i rossoneri ha un significato particolare per tutti, e non solo per i foggiani. Magari non sarà il ritorno di Zemanlandia. Ma comunque di una piccola squadra di provincia che quando è diventata grande lo ha fatto sempre col bel gioco. E per il nostro calcio è una buona notizia.

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