“Sono passati 7 anni, 5 mesi e 28 giorni dalla morte di Stefano Cucchi e siamo alla vigilia della prescrizione” del reato di omicidio colposo contestata ai cinque medici assolti in appello, “molto turbati da questa vicenda: ma il processo si svolge qui ed ora e si tratta di un reato al momento non prescritto e così lo affronto chiedendo l’annullamento delle assoluzioni e salvando gli aspetti risarcitori”. È la riflessione del pg della Cassazione, Antonio Mura, nella sua requisitoria in cui ha chiesto di annullare le assoluzioni dei camici bianchi assolti dall’omicidio colposo del giovane arrestato per droga e morto in ospedale il 22 ottobre 2009. Il magistrato ha criticato il verdetto dell’appello bis per aver “eluso il mandato della Cassazione” e non aver disposto “una nuova perizia”. I medici erano stati assolti perché, secondo i giudici di secondo grado, Cucchi morì “per inazione” non si sarebbe salvato. 

Per il pg pg però la Corte di Assise d’Appello di Roma ha “sovrapposto indebitamente il suo giudizio, non scientifico, a quello del collegio di periti costituito da luminari che hanno affermato che Stefano Cucchi poteva essere salvato, o il suo decesso ritardato, se le terapie adeguate fossero iniziate il 19 ottobre“. L’accusa ritiene che il verdetto emesso il 18 luglio 2016 su rinvio della Suprema Corte, presenti “molteplici aspetti critici” che avrebbero potuti essere sciolti da “una nuova perizia che però non è stata disposta”. “Non ci può essere una resa cognitiva e non è accettabile che un processo si arresti senza aver percorso tutte le strade per l’accertamento della verità, in questo caso per accertare il nesso causale tra la morte di Cucchi e la non somministrazione di adeguate cure. Dal 19 ottobre se i medici avessero letto congiuntamente tutti i dati disponibili delle analisi di Stefano Cucchi, avrebbero potuto chiamare un nutrizionista e apprestare le cure necessarie”.

I camici bianchi prosciolti nell’appello bis con la formula “perché il fatto non sussiste” sono: il primario Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo. I cinque sanitari erano stati condannati in primo grado, assolti in appello, e assolti nuovamente nell’appello bis disposto dalla Cassazione nel giudizio di rinvio. Per loro la prescrizione maturerà domani ma se la Suprema Corte dovesse annullare i proscioglimenti, sarebbe salvo il diritto dei familiari di Cucchi e delle parti civili costituite, tra le quali Cittadinanza Attiva e il Comune di Roma, di avere il risarcimento dei danni.