“Stamani l’alto rappresentante Federica Mogherini è stata in contatto con il capo degli osservatori dell’Osce, Tana de Zulueta“. E “alla luce dei rapporti degli osservatori, dello stretto margine del risultato del referendum e delle sue implicazioni, la Ue chiede alla Turchia di valutare i prossimi passi molto attentamente” e di “cercare il massimo consenso possibile”. Il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, avverte Ankara a seguito della bocciatura della modalità del voto in Turchia. Oggi la deputata austriaca di origini turche Alev Korun, membro della delegazione di osservatori dell’Osce, citata da media locali, dice che sono “circa 2,5 milioni le schede sospette” conteggiate nel referendum sul presidenzialismo di vinto di misura dal sì (51,4%) sostenuto da Recep Tayyip Erdogan.

La Commissione elettorale turca ha considerato valide anche le schede non timbrate, una scelta che per l’Osce “ha minato le garanzie contro le frodi“. Tana de Zulueta, a capo della missione dell’Osce in Turchia, aveva spiegato ieri che “la consultazione si è svolta in un clima politico in cui le essenziali libertà fondamentali per un processo sinceramente democratico sono state ridotte dallo stato d’emergenza e le due parti non hanno avuto le stesse opportunità di presentare le loro ragioni agli elettori”. Stato di emergenza – n vigore già da nove mesi dopo il fallito golpe di luglio 2016 – che è stato prorogato di altri tre mesi. Il risultato del referendum è contestato, sul fronte interno, dal partito dei kemalisti Chp e dai filocurdi dello Hdp. E ieri si sono svolte manifestazioni a Instabul, Ankara e Smirne.

“Se i risultati dell’inchiesta Osce saranno confermati, dovremo mandare un segnale forte alla Turchia e a Erdogan. Se poi passasse – dice in un’intervista a Repubblica il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani – la reintroduzione alla pena di morte, allora Ankara si metterebbe completamente al di fuori di una prospettiva europea. Se vuole restare candidata all’adesione all’Unione, non possiamo non insistere che Ankara rispetti i criteri di Copenhagen, ovvero che resti un bilanciamento dei poteri”: restare o meno in una prospettiva europea dipende da come Erdogan attuerà la riforma e “da come sarà implementata”.

Secondo Tajani, chiudere completamente la porta “sarebbe un autogol per l’Europa. Dobbiamo anche tenere conto che mezzo Paese si è schierato in difesa della Turchia di Ataturk, dello Stato laico, e non crede in questa riforma. La Turchia – rileva – deve rimanere un interlocutore dell’Unione europea e l’Europa deve continuare a svolgere un ruolo di interlocuzione tra la metà del Paese schierata contro Erdogan e la metà che lo sostiene”. “Reintroducendo la pena capitale la Turchia deciderebbe di non aspirare più a un futuro nell’Unione europea”.