Nuova puntata della soap opera Amici, che nelle ultime 18 ore ha abbondantemente superato, in quanto a colpi di scena, i 30 anni di Beautiful. È ancora Morgan a intervenire, dopo il post di ieri sera, l’intervista a Repubblica e il video in cui accusava produzione e programma di pilotare tutto. Stavolta, di nuovo su Facebook, ha pubblicato il testo di uno sfogo privato che il cantante aveva scritto il 10 aprile, una sorta di commento amaro a quanto stava succedendo nella scuola di Amici con i concorrenti della squadra bianca che era stato chiamato ad “allenare”.

Esperienza Mediaset: molto difficile, molto rischiosa, un po’ scioccante. Ci sto provando, vi dico una cosa: mi tappano la bocca, ancora prima che inizi a parlare, non mi fanno esibire, non mi danno libertà di costruire percorsi musicali pensati ad hoc per i concorrenti, non ho libertà di scelte, interferiscono continuamente con il mio lavoro senza alcuna cognizione o competenza. In sostanza – continua Morgan – non mi lasciano parlare di musica né divulgarla attraverso il video però non esistano minimamente a ingigantire le insicurezze dei giovani concorrenti che, impauriti, fomentati, completamente travolti da un clima di panico e di segregazione cupa priva di stimoli o supporti didattici, reagiscono naturalmente in maniera scomposta (e li comprendo) diffidando di me, non studiando, nemmeno accettando le “proposte” che da me provengono sui brani assegnati (frutto di ricerca e lavoro artigianale del sottoscritto e sui collaboratori per realizzare sonorità originali). Il regolamento dice che le assegnazioni sono incontestabili, e invece io sono sempre stato disposto a sviluppare uno spirito critico e di autosufficienza nella loro personalità, ma qui siamo al paradosso. De Andrè, Piazzolla, Pink Floyd, Battiato, Endrigo, Ciampi, Mogol, Lou Reed, Modugno, Johnny Cash, Trent Reznor, Brian eno, Ultravox, per dire alcuni degli autori respinti a gran voce. Tutto schifo, tutto merda, tutto inutile, tutto vecchio spazzatura”.

Uno sfogo lungo e amaro, che di nuovo accusa i responsabili del talent di Canale5 di aver voluto mettere a tacere la sua vene creativa. Non manca, poi, un corposo accenno al pubblico in studio, con il quale Morgan si è scontrato spesso nelle prime puntate del serale: “Il pubblico? Uno sciame in continuo vociare, incodificabile tifo ma comodissimo per qualsiasi sparata demagogica, o peggio per qualsiasi furioso impietoso banalissimo attacco al più debole, al meno difeso. Gara al linciaggio, e pure questo dura una frazione di secondo, verrà immediatamente sommerso da un boato, per cosa? Boh, non si capisce. Mi dicono che è così che funziona. No, per me è strano. Mai capitato prima d’ora. Pensavo che se c’era una cosa che mi veniva bene e non si trattava di un personale delirio ma di una cosa dimostrata più volte, pubblicamente, in molte occasioni fosse fare innamorare di ciò che amo, delle canzoni e dei racconti sulla musica. Non mi occupo di altro, sono un musicista, come altri, amo e parlo di musica. Non ci tengo a dire la mia in argomenti che non padroneggio. Sono forse un po’ “di nicchia” ma è certo che rispetto la musica e con entusiasmo e curiosità prendo e do informazioni, lo faccio con serietà, dedizione e studio, perché la competenza e il merito sono i requisiti fondamentali. Ma qui non si può parlare manco di rispetto, perché è ovvio che oltre a non rispettare me come persona e come professionista non si rispetta proprio la musica, cioè non frega proprio niente di niente. Ovvio che non si coglie il lavoro sulla musica, credo proprio che non lo si considera utile da queste parti, forse addirittura cosa da evitare assolutamente, non sia mai! Mi intortano con la scusa che il pubblico è ignorante, e quindi tale deve rimanere. Nossignori, nossignori. Secondo me LA GENTE NON È SCEMA, IL PUBBLICO NON È SCEMO E MERITA IL RISPETTO DI CHI GLI ENTRA IN CASA. Trattiamolo come noi vorremmo essere trattati, e soprattutto parliamogli come si fa con degli interlocutori che riteniamo degni, non pensando che tanto loro non capiscono”.

La conclusione è l’ammissione scoraggiata di un fallimento: “Io suono e parlo di musica. Questo so fare, questo sarei stato chiamato a fare, ma non riesco. Sono gettato nel discredito, sono snaturato, completamente depotenziato, delegittimato, sfruttato male, svuotato, deriso, insultato, e assisto ad una incredibile presa per i fondelli mia, dei giovani e indifesi talenti, e del pubblico. A che pro? A chi giova?”.