Ciao Emiliano. Emi. Liuzzi. E’ passato un anno da quando te ne sei andato e noi siamo arrabbiati come il primo giorno. Più di tutto ci manca aprire la porta e trovarti avvolto nel fumo di sigaretta. “Disturbiamo?”, dicevamo noi. “Sì, ma guardate questo video qui”, rispondevi tu. E sullo schermo del tuo pc partiva Totò o una canzone di Jannacci. Lavoravi sempre, ma stavi sempre pensando (anche) ad altro. Ed è così che oggi scegliamo di ricordarti.

Martina
Franca e Dario
(Al minuto 5) Franca Rame che racconta di quando rispondeva alle lettere delle ammiratrici di Dario Fo e tu non riuscivi a smettere di ridere. 

Scrivere come Vecchioni
Dicevi: “Se solo fossi mai stato capace di scrivere una cosa del genere e come la scrive Vecchioni“.

Io di Muratti mi dispiace non ne ho
il marciapiede per Torino, sì lo so
ma un conto è stare a farti un po’
di compagnia altro aspettare che
il treno vada via perché t’aiuto
io ad andare non lo sai e questo a
chi si lascia non succede mai

Ma anche: “Le mie idee come ramarri”. Capisci? 

Gino e Michele e Bianciardi
Le ultime tre righe di un’intervista a Gino e Michele che ti facevano pensare a questo. 

Viene in mente La Vita Agra di Luciano Bianciardi, forse uno dei più grandi romanzi del Novecento italiano.
Era lì che volevamo arrivare, il più grande esempio di letteratura che si impasta con la satira immortale. Quando Bianciardi sale sul tram e descrive i milanesi che vanno a lavorare lo fa con lo stesso modo e con la stessa intelligenza che potrebbe uscire oggi dalla penna del miglior letterato. Parla delle segretarie e le descrive come le persone più potenti della più importante tra le imprese. Lavoratori e lavoratrici apparentemente anonime, ma di grande potere. Lui, più o meno, diceva che sono loro a inumidire con la lingua il francobollo. E se non lo facevano la lettera non sarebbe mai partita. Oggi possiamo parlare di posta elettronica, ma il motivo è sempre quello, la catena di montaggio ha come terminale le segretarie che decidono il messaggio che deve partire. E quello che può morire dimenticato. Giocando sul destino del resto dell’essere umanoide.

La Carrà, Guccini, De Gregori
Gli sproloqui sull’amore passando per gli amati\odiati soliti cantautori.

“L’amore è più simile alle cazzate che canta Raffaella Carrà che non quelle di Guccini e De Gregori“. “L’altra settimana ho intervistato Guccini. Non c’entrava un cazzo, ma all’inizio ho scritto, più o meno: non raccontiamoci che le ferite fanno parte della vita e che sono anche necessarie. Hanno il potere di imbruttirci e farci sempre più cattivi“.

David
La musica mentre si lavora
Questa l’avevi fatta partire una sera di quasi sei anni fa, mentre lavoravamo alla stessa scrivania (o meglio: io lavoravo, tu appunto cercavi risposte nella tua musica). Alzai lo sguardo e capii che i tuoi gusti musicali erano proprio belli. 

Fossati nonostante tutto
Quando Fossati si ritirò dalle scene non passava giornata che, stando vicino a te, non lo sentissimo risuonare. https://www.youtube.com/watch?v=u7hJNf_6yWk

Dante letto da Bene
E poi adoravi Carmelo Bene 

Diego
Carta Bianca
La battuta a memoria. Eppure finiva sempre con una risata a crepapelle.

A non fare più domande del tipo
“Poi, a 42 anni suonati, cambi idea e arrivi alla convinzione che De Gregori ti ha preso per il sedere. O, meglio, che De Gregori è andato, togli la trilogia del Titanic, La Donna Cannone e Atlantide e sarebbe un cantautore che non ha più avuto voglia – o stimoli – per raccontare niente di che”.

“Fallo te il pezzo su Livio”
Io e te che ridevamo, io e te che sapevamo

Woody
Sport, niente. 

L’ontologia
“Non parlo a chi mi rompe i coglioni con l’essere” 

Giulia
Quando la risposta a ogni domanda era “ascolta questa, mica la conoscono tutti. Senti che bella”.

Pearl Jam – Masters of war

Arrivederci, inconfondibile sottofondo di quelle notti stanche del Giglio, passate a sorvegliare il mare.

Arrivederci

E poi Eric Clapton e gli amatissimi Blues Brothers.

Layla

Jailhouse Rock