Petizioni popolari online, bilancio partecipativo, voto elettronico per referendum comunali senza quorum. Il Movimento 5 stelle a Roma ha proposto una modifica dello statuto comunale che permetta di migliorare la partecipazione diretta dei cittadini. “Vogliamo passare in cinque anni da Mafia Capitale alla capitale della democrazia diretta”, hanno dichiarato i grillini in conferenza stampa. La delibera, a prima firma del consigliere M5s Angelo Struni, è stata presentata dall’assessora alla Roma Semplice Flavia Marzano e il deputato Riccardo Fraccaro. Tra i presenti anche la sindaca Virginia Raggi. “E’ il modo migliore per ricordare Casaleggio a un anno dalla scomparsa”, hanno detto i 5 stelle. Tanto che poco dopo lo stesso Beppe Grillo ha rilanciato in rete l’iniziativa scrivendo “bravi ragazzi, Gianroberto sarebbe orgoglioso di voi”.

di Alberto Sofia

L’iniziativa ha scatenato le proteste del Partito democratico che ha accusato i grillini di voler utilizzare la piattaforma Rousseau, quella già in uso dagli iscritti M5s per le votazioni in rete: “La proposta”, ha detto la vicesegretaria dem Debora Serracchiani, “di far entrare la piattaforma di proprietà dell’azienda privata di Casaleggio, all’interno del Comune di Roma, è pericolosa. Si configura una entrata a gamba tesa sulla democrazia e un conflitto di interessi pesantissimo sulle spalle dei romani. Visti anche i precedenti di poca trasparenza all’interno delle votazioni del Movimento 5 Stelle, Genova insegna. Si deve fare subito chiarezza sull’operazione”. A lei ha replicato lo stesso Fraccaro: “Naturalmente”, ha detto a ilfattoquotidiano.it, “sono strumenti che saranno gestiti da piattaforme comunali nel rispetto di tutte le norme della privacy. Vogliamo fornire degli strumenti che possano poi restare indipendentemente dalla nostra presenza o meno in Campidoglio”. Poco dopo è uscita anche la replica sul blog: “Levate er vino a Debora Serracchiani”, il titolo del post. “O è ubriaca o è in malafede“, si legge. “Di seguito la precisazione, per tutti gli analfabeti digitali e della democrazia diretta, dell’assessore Flavia Marzano che spiega che il sistema Rousseau non sarà integrato all’interno del portale di Roma Capitale. I suoi principi invece sì e continueremo a lavorare affinché si diffondano il più possibile in Italia e in tutto il mondo”.

Gli strumenti che i grillini vogliono introdurre nello statuto sono dei metodi già in passato promossi nel programma elettorale per migliorare la partecipazione dal basso. “Le petizioni popolari elettroniche”, hanno poi spiegato i 5 stelle sul blog di Grillo, “sono uno strumento antichissimo con il quale il cittadino presenta alle istituzioni una richiesta o una proposta. Il Parlamento Italiano in quasi 70 anni di storia dell’attuale Costituzione non ha mai approvato una legge attuativa dell’articolo 50 della Costituzione, che disciplina le petizioni popolari. All’estero, invece, questo istituto di partecipazione è utilizzato in varie forme”. Il modello dei 5 stelle è la Gran Bretagna: “Il Parlamento del Regno Unito ha dato la possibilità ai cittadini inglesi di presentare petizioni popolari attraverso internet, raccogliere online ulteriori adesioni, ed illustrarle direttamente all’interno della Camera dei Comuni britannica. Il Movimento 5 Stelle avvia questo percorso in meno di un anno di governo”. Altro tema trattato è quello dei referendum a livello comunale per cui i grillini si impegnano a togliere il quorum: “Referendum propositivo, abrogativo e consultivo, senza quorum: così i cittadini romani avranno la possibilità di sottoporre una proposta al voto popolare e l’amministrazione sarà tenuta a metterla in pratica. Abbiamo anche previsto la possibilità di sperimentare il voto elettronico – e-voting – in cabina elettorale per i referendum locali“. Infine il bilancio partecipativo, iniziativa già sperimentata in altri Comuni in Italia: “Roma Capitale”, hanno quindi concluso i 5 stelle, “coinvolgerà i cittadini nella costruzione del bilancio sia a livello comunale che a livello municipale promuovendo la possibilità di destinare una quota alla decisione diretta dei cittadini. Dal 1996 il bilancio partecipativo è stato riconosciuto dall’Onu come una delle migliori pratiche di governance urbana nel mondo. Il controllo diffuso del denaro dei cittadini è stato sperimentato per la prima volta a Porto Alegre nel 1989 ed è stato adottato anche da Parigi con un sito Internet dedicato alla consultazione della cittadinanza su proposte e progetti da finanziare con il 5 per cento del bilancio”.

Durante la conferenza stampa, a fare il paragone con Rousseau era stato lo stesso Sturni: “Noi”, ha detto, “usiamo una piattaforma rivoluzionaria, Rousseau, e vogliamo avviare questo modello anche dentro il sito di Roma Capitale, dando la possibilità ai cittadini di esprimersi. Partiamo dal presupposto che la democrazia diretta a Roma è ferma da 23 anni, stiamo parlando di democrazia diretta che né il centrodestra né il centrosinistra hanno voluto mettere al centro”. Secondo Fraccaro si tratta di un “momento storico e probabilmente non verrà nemmeno compreso”: “Per il M5s il fine ultimo non è entrare nelle istituzioni e governarle, ma lasciarle restituendo il potere al popolo attraverso gli strumenti di democrazia diretta la cui introduzione cambierà il futuro di questo Paese. È una rivoluzione dolce, semplice e pacifica perché la democrazia diretta non è in controtendenza, non vuole annichilire democrazia rappresentativa, ma è la sua naturale evoluzione: oggi così come lo conosciamo il sistema democratico non rappresenta più i cittadini, le forme con cui funzionano le istituzioni democratiche sono anacronistiche”. Secondo Fraccaro questi strumenti permettono una maggiore “responsabilizzazione dei cittadini”: “Così le decisioni sono consapevoli e non il frutto del mal di pancia del momento. I giornalisti sottolineano spesso che la politica si basa sui mal di pancia del momento perché vuole il consenso. La democrazia diretta serve per evitare tutto ciò”.

L’assessora Marzano ha invece parlato dei progetti per migliorare il portale del Comune e renderlo più accessibile: “Quando i cittadini potranno dire la loro sono certa che capiranno. Per questo noi stiamo lavorando e sono tanti anni che combatto perché i cittadini siano autorizzati a partecipare. È una battaglia lunga. Ad esempio il nostro portale oggi non è accessibile lo stiamo ristrutturando in modo che lo sia: nessuno deve restare indietro, ma ci sono troppi cittadini che in internet non sono mai andati. Roma è semplice solo se diventa il luogo dove i diritti e i doveri sono facili per tutti e dove tutti possono contribuire, e attraverso questo strumento ciò sarà possibile”, ha concluso l’assessore.