L’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni, testimone chiave nell’inchiesta sul maxi appalto della centrale di acquisto della pubblica amministrazione che coinvolge anche il ministro Luca Lotti, è indagato a Firenze per abuso d’ufficio. La vicenda, di cui dà conto Repubblica Firenze, risale al 2012, quando il manager guidava la Asl del capoluogo toscano, e riguarda un contratto di collaborazione stipulato con un dirigente appena andato in pensione. La legge vieta alle pubbliche amministrazioni di stipulare contratti con ex dipendenti prepensionati, ma i vertici dell’azienda sanitaria firmarono comunque la delibera che consentiva al professionista di continuare a lavorare con incarichi annuali occupandosi della verifica agli impianti degli ascensori. La retribuzione è arrivata fino a 41mila euro l’anno.

Il pm Tommaso Coletta, scrive il dorso fiorentino di Repubblica, ha iscritto tra gli indagati anche l’ex direttore sanitario Piero Tosi (oggi dg dell’azienda ospedaliera di Siena), l’ex direttore amministrativo Niccolò Pestelli (ora direttore generale della centrale di acquisto regionale Estar), l’allora capo del dipartimento di prevenzione Giuseppe Petrioli e il dirigente del settore verifiche impianti Daniele Novelli. Tutti hanno già ricevuto un invito a presentarsi per essere interrogati nei prossimi giorni. Stando alla delibera la collaborazione fu però “interamente finanziata con le maggiori entrate da parte dei soggetti privati, derivanti dall’incremento del numero di prestazioni di verifica degli ascensori”. Su questo punto, che esclude lo spreco di denaro pubblico, potrebbe basarsi secondo il quotidiano la difesa degli indagati.

Giovanni Donzelli, coordinatore dell’esecutivo nazionale e capogruppo in Toscana di Fratelli d’Italia, ha commentato la notizia con una nota in cui scrive che “Luigi Marroni è pericoloso e non può rimanere un minuto di più sulla poltrona di amministratore delegato della centrale acquisti della pubblica amministrazione, il Pd e il governo decidano immediatamente la sua rimozione“. Donzelli, che da anni denuncia la “malagestione” di Marroni nei vari ruoli che ha ricoperto, sottolinea come sia “incredibile che, nonostante il coinvolgimento in numerose inchieste da parte di esponenti di prim’ordine del governo, parenti e amici di Matteo Renzi, tutti gli attori siano rimasti al loro posto”.