Da assessore alla Salute della Regione Toscana alla poltrona di amministratore delegato della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione italiana che presidia 40 miliardi di euro annui. Un salto notevole quello compiuto da Luigi Marroni lo scorso 12 giugno, chiamato a Roma dal ministero dell’Economia per volere del premier Matteo Renzi. Un altro toscano importato nei Palazzi della Capitale.

L’ex assessore della giunta di Enrico Rossi non ha però alcuna esperienza di bilanci o spesa pubblica. Ingegnere meccanico, nato nel 1957 a Castelnuovo Berardenga, nel Chianti senese, Marroni ha lavorato nel gruppo Fiat, è stato consigliere di New Holland Italia e presidente del consiglio di sorveglianza di Cnh Austria. Nel febbraio 2004 è entrato nella Asl di Firenze e da allora nella sanità è sempre rimasto, inciampando nella vicenda degli immobili fantasma della Asl toscana.

Nel 2009 lo Stato trasferì 8 milioni di euro di finanziamento per realizzare ambulatori ritenuti “immediatamente realizzabili” così come comunicato dai vertici sanitari regionali. Ma così non era, tanto che ancora oggi nulla è stato fatto. In questi sei anni una parte di quei fondi è stata però utilizzata ma non per gli ambulatori, bensì per immobili adibiti ad altra destinazione. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo d’indagine dalla Procura di Firenze a seguito di diversi esposti presentati da comitati di cittadini rimasti senza ambulatori territoriali. E la nomina di Marroni alla Consip ha riacceso anche l’interesse delle opposizioni politiche in Regione. Anche perché la sua nomina ha stupito tutti: non solo perché inattesa, ma soprattutto per le reali capacità di Marroni a ricoprire un incarico simile. A sollevare dubbi in particolare è Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia che ha ben seguito anche la questione degli immobili fantasma. Donzelli sintetizza così l’ascesa dell’ex assessore: “Ha fatto carriera con lo spreco di soldi pubblici”.

La gestione degli immobili Asl, accusa, “è stata cialtrona se non truffaldina”. La commissione regionale d’inchiesta, insediata appositamente la scorsa primavera, ha individuato diverse irregolarità: “Lavori affidati senza appalto, destinazioni d’uso cambiate in corso, proprietari che in un caso hanno venduto l’immobile alla Regione un giorno prima di averlo acquistato, dichiarazioni di immediata utilizzabilità affidate quando ancora c’era soltanto un campo ed era tutto da costruire, appalti assegnati con selezioni pubbliche poco trasparenti”.

Le Aziende sanitarie sono una croce per la giunta Rossi: anche il governatore è infatti indagato per un buco da 300 milioni nei conti del presidio di Massa Carrara. Accusato di falso, Rossi è stato coinvolto dall’ex direttore amministrativo, in primo grado condannato a 5 anni e mezzo per peculato, mentre lo scorso gennaio è stato assolto l’ex direttore generale. Il presidente della Regione si è sempre difeso sostenendo di essere stato il primo a denunciare tutto portando la documentazione alla magistratura.

Gli immobili fantasma e il buco di bilancio della Asl di Massa sarebbero liquidabili come pasticci locali, vicende confinate nelle province toscane, se non fosse che Marroni oggi è a Roma, chiamato a guidare la cassa della pubblica amministrazione italiana, non proprio una Asl di periferia. La Consip, per dare un’idea, nel 2014 ha presidiato una spesa di 38 miliardi di euro e bandito gare per 13 miliardi 554 milioni in forte aumento rispetto agli anni precedenti: nel 2011 la spesa ammontava a 27, 5 miliardi per 3,7 banditi. Questo perché nell’aprile 2014 il governo Renzi ha cambiato il quadro normativo affidando alla Consip il ruolo di attore principale del sistema nazionale degli approvvigionamenti. Un bell’impegno per un ex assessore alla Salute.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 giugno 2015