Niente Madurazo e niente autogolpe. La corte suprema del Venezuela ha annullato le sentenze con le quali aveva assunto i poteri costituzionali esautorando l’Assemblea Nazionale e abolendo l’immunità parlamentare dei deputati. Lo ha reso noto lo stesso tribunale supremo di Giustizia sul suo sito web ufficiale.

Il clamoroso dietrofront dell’alta corte arriva poche ore dopo che Nicolas Maduro, presiedendo una riunione urgente del consiglio nazionale di Difesa, ha “esortato” il tribunale supremo a “rivedere” le sue sentenze, “per mantenere la stabilità istituzionale e l’equilibrio fra i poteri attraverso i meccanismi esistenti nell’ordinamento legale venezuelano”.

Di fatto, con questa sentenza, l’alta corte venezuelana aveva stabilito che – siccome l’Assemblea si trova in una situazione di “ribellione e oltraggio” – “le competenze parlamentari saranno esercitate direttamente dalla Sala Costituzionale (del tribunale supremo) per garantire lo Stato di diritto“. Il presidente Maduro avrebbe dovuto soltanto “informare” il tribunale delle sue decisioni, mentre l’Assemblea non avrebbe potuto “modificare le condizioni proposte né pretendere di stabilirne altre”.

Una decisione – quella della corte suprema – che era subito stata denunciata come un colpo di Stato dall’opposizione. Anche a livello internazionale, poi, si è scatenata una reazione a catena. La maggioranza dei governi latinoamericani, infatti, si è schierata contro la decisione del tribunale supremo esprimendo preoccupazione per l’evoluzione della crisi costituzionale a Caracas seguitadall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Dopo il dietrofront della corte, però, la crisi costituzionale sembra essersi fermata anche se per la verità il Tribunale supremo considera nulle le decisioni del parlamento già dall’agosto del 2016, come legittimamente previsto dai suoi poteri. Assumere formalmente i poteri costituzionali, insomma, avrebbe cambiato di poco la situazione in vigore già da alcuni mesi, anche se sostituirsi totalmente al parlamento assume un valore simbolico ben superiore. “Diciamolo con chiarezza – dice quindi Freddy Guevara, primo vicepresidente dell’Assemblea Nazionale – la revisione di una decisione che lascia tutto come prima non risolve un colpo di Stato”.