Marianna Madia, torna sull’inchiesta del Fatto Quotidiano, e in un altro post su Facebook – dopo quello del 28 marzo scorso –  replica agli articoli sulla sua tesi. “Il Fatto Quotidiano è sempre alla ricerca di bersagli e di scandali che alimentano sospetti su tutto. Ma di quel che è stato scritto, ormai è cosa nota, ne discuteremo in sede legale“. Ecco allora, continua la ministra, che “a chi mi accusa di aver omesso delle virgolette, rispondo mettendo i puntini sulle ‘ì. Dopo giorni nei quali ho sentito tante opinioni e mille commenti sulla vicenda del mio dottorato, sento il bisogno di raccontarvi il mio punto di vista”. E aggiunge: “Sono intimamente convinta che in tutto il mio percorso di studi, ivi compreso il dottorato di ricerca, mi sono sempre comportata con serietà e correttezza“.


Il Fatto Quotidiano ha portato avanti in questi giorni, da martedì, un’inchiesta che ha per oggetto principale la tesi di dottorato della ministra, in cui si è sostenuto che Madia abbia copiato “4 mila parole”. ( “Credo di aver fatto un buon percorso di studi, mi sono laureata – racconta via Facebook – a 23 anni (erano ancora i tempi del vecchio ordinamento) all’Università Sapienza col massimo dei voti, con una tesi sulla teoria economica del mercato del lavoro, tra regolazione e sindacato; poi, mentre già lavoravo, ho vinto un dottorato di ricerca all’IMT di Lucca e, verso la fine del percorso, la mia vita, come desideravo, ha preso una diversa direzione e ho cominciato a impegnarmi attivamente in politica”.

Sulla tesi di dottorato spiega, “voglio fare poche precisazioni. Secondo la ‘cacciatrice di plagi’ sarei stata scorretta per aver omesso di aprire le virgolette su qualche frase, dopo aver citato l’autore poche righe sopra o poche righe sotto. Insomma non solo sarei stata scorretta, ma persino un po’ tonta, perché avrei preteso di copiare, dichiarando però l’autore dal quale stavo copiando”. Non solo, aggiunge, “addirittura, mi si contesta di aver copiato le formule matematiche che ho utilizzato per arrivare alle conclusioni: in sostanza è come se utilizzando il teorema di Pitagora, mi si accusi di plagiare Pitagora!”. La ministra ribadisce che “gli autori e le fonti utilizzati sono citati in bibliografia; tra l’altro, queste presunte imprecisioni sarebbero rinvenute in una minima parte del testo, in particolare in quella più propriamente ricognitiva della letteratura scientifica, altro che ‘interi blocchi’ come ho sentito dire in questi giorni”.

“Ad ogni modo, sono contenta – sottolinea – che la correttezza del lavoro sia stata riconosciuta, anche in questi giorni, dal Direttore della scuola di dottorato e dal mio relatore, il Professor Rodano, a maggior ragione perché ne conosco la ritrosia nei confronti dei media e dei riflettori. Non ho scelto di fare l’accademica e mi interessa soprattutto che non siano messi in discussione la mia serietà e il mio rigore“.