Ho visto recentemente un bel film della regista venezuelana Patricia Ortega, El regreso, che parla del massacro di una comunità di pescatori indigeni Wayù da parte di una banda di paramilitari colombiani e della fuga della bambina unica superstite che si rifugia a Maracaibo in Venezuela. Un film che parla dei mali atavici dell’America Latina: la violenza, la sopraffazione, la miseria. Mali atavici che vengono da lontano e sono dovuti principalmente alla dominazione di ristrette oligarchie in combutta con poteri stranieri che ricorrono anche ai servigi di bande criminali come quella in azione nel film.

Contro questi mali atavici si è prodotta nell’ultimo ventennio la reazione di numerosi popoli latinoamericani. E’ stato il Rinascimento latinoamericano contro i decenni bui delle dittature e del neoliberismo. Con tutti i suoi limiti, risultato in gran parte del retaggio negativo di secoli di dominazione coloniale e neocoloniale, il Venezuela bolivariano ha determinato l’emersione sulla scena politica e sociale del Paese di enormi settori di popolazione tradizionalmente condannati all’emarginazione e alla miseria. Assoggettato ormai da anni a un pesantissimo attacco che vede coinvolta la potenza imperiale statunitense, le oligarchie locali e buona parte della stampa internazionale, unite dal poco nobile obiettivo di porre fine a questa importante esperienza rivoluzionaria,  il Venezuela bolivariano ha messo a segno negli ultimi tempi alcuni successi significativi. Si tratta di risultati che riguardano le varie sfere in cui si sviluppa l’attacco dell’imperialismo e delle oligarchie a questa esperienza.

In primo luogo sul piano della restaurazione dell’ordine pubblico contro la criminalità. Va segnalato, da questo punto di vista, il successo dell’operazione Popa 2017 che ha visto l’intervento di 180 effettivi delle Forze armate venezuelane contro un accampamento di paramilitari colombiani. Ripristinare la legalità smantellando i gruppi armati che minacciano la pace interna del Paese appare di estrema importanza anche per garantire condizioni normali di approvvigionamento dei beni fondamentali e dei medicinali, oggi oggetto di speculazione da parte di gruppi a volte apertamente criminali. Neanche in questo settore può essere consentito il permanere di sacche di illegalità e speculazione che si traducono in difficoltà e disagi gravi per vari settori sociali. La risposta consiste anche e soprattutto nell’allestimento dei Comitati locali di approvvigionamento e produzione (Clap), che registrano significativi progressi con grande scorno dei sostenitori della guerra economica.

I risultati positivi raggiunti dal Venezuela bolivariano sul piano dei diritti sociali sono stati accertati con l’attribuzione da parte del Programma delle Nazioni unite per lo Sviluppo (Pnud) di un punteggio estremamente lusinghiero, superiore a quello di vari, altri e importanti Paesi latinoamericani.

Risulta nuovamente sconfitto, inoltre, il tentativo di utilizzare l’Organizzazione degli Stati Americani, l’obsoleta istituzione internazionale oggi sostituita per moltissimi aspetti da Unasur e Celac, come più funzionali ed effettive sedi di cooperazione regionale, per avallare un’inaccettabile ingerenza negli affari interni del Venezuela.

Stretto tra l’aggressione esterna, marcata anni fa dall’incredibile e illegittima decisione statunitense di dichiarare il governo venezuelano “un pericolo” per la propria sicurezza nazionale, le difficoltà di liquidare un passato storico difficile fatto di corruzione, criminalità, inefficienza e dipendenza dalla rendita petrolifera, e l’egoismo di oligarchie inferocite per la perdita di privilegi e commercianti speculatori, il governo di Nicolas Maduro resiste e mette a segno taluni successi significativi, anche se certamente c’è ancora molto da fare. Tale resistenza è oggi punto di riferimento fondamentale per l’intera America Latina, vittima di un tentativo di restaurazione dei poteri tradizionali, e tutte le forze che nel pianeta si oppongono al disastro del neoliberismo.

La decisione del Tribunale supremo di affidare a Maduro pieni poteri va letta anch’essa nella chiave di questa lotta tra istanze contrapposte, nella prospettiva di garantire la continuità e l’approfondimento di irrinunciabili conquiste sociali e politiche. Su di essa mi riprometto di intervenire nuovamente a breve.

Riflettano quelli che, sghignazzando come iene appollaiate sulle spalle del potere, sono sempre disposti a farsi eco delle fake news diffuse da un sistema informativo che vede come fumo negli occhi il tentativo generoso di questo Paese di liberarsi finalmente, a caro prezzo e con molte difficoltà, dalle catene del passato coloniale e neocoloniale.